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2012, altro anno da dimenticare

Un’annata da dimenticare quella del 2012, quasi peggiore dell’anno 2009. Il rapporto di luglio 2013 predisposto da Cerved sui bilanci 2012, reso noto ieri, infatti evidenzia come dall’analisi dei primi 214 mila bilanci depositati dalle società italiane la situazione sia di forte difficoltà sia sul fronte economico sia sul fronte finanziario. Il rapporto, confrontando i principali indici di bilancio delle stesse società prese in esame, fa emergere come i dati elaborati non siano distanti dai livelli dell’«annus horribilis» dell’economia italiana, il 2009 appunto.

Il settore peggiore si conferma quello immobiliare a seguire i servizi e infine l’industria. Le costruzioni registrano perdite nel 30% dei casi. Dopo la fragorosa caduta dei ricavi del 2009, seguita da due anni di lenta ripresa, nel 2012 le società italiane hanno di nuovo fatto registrare una contrazione del fatturato, che si è ridotto del 2,1% rispetto ai valori del 2011. Le imprese hanno reagito alle difficoltà di mercato tagliando i costi esterni, ma in misura insufficiente per evitare una caduta del valore aggiunto, e cercando di contenere i costi del lavoro che, pur in frenata, hanno continuato ad aumentare. Il gap tra valore aggiunto e spese per il personale ha avuto pesanti conseguenze sulla produttività e sulla redditività, che è crollata, con un record del numero di imprese per cui i margini operativi lordi sono risultati negativi: il 17,3% delle società analizzate evidenzia un ebitda in rosso, contro una percentuale che si attestava al 15% nel 2009, al picco della prima recessione. La recessione del 2012 è stata caratterizzata dalla fase più acuta del credit crunch, che ha determinato una riduzione dei debiti finanziari nei bilanci delle imprese analizzate nell’ordine del 4% tra 2012 e 2011 e un aumento dei costi del servizio del debito di circa mezzo punto. La forte caduta della redditività ha reso oneri e debiti finanziari meno sostenibili. La metà delle aziende vede cancellato il proprio risultato in conseguenza degli oneri finanziari. Unica tendenza contraria, obbligata dal comportamento delle banche, che è proseguita anche nel 2012 nonostante le difficoltà congiunturali, è quella che vede il rafforzamento della patrimonializzazione delle aziende: i dati indicano che il capitale netto delle imprese è risultato in aumento del 3,7% tra 2012 e 2011.

Un’analisi sui conti delle pmi con un volume di affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro indica che la crisi non ha risparmiato alcun settore. L’industria, che aveva pagato il conto più salato alla crisi del 2009, pur evidenziando un deterioramento della situazione economica e finanziaria tra 2011 e 2012, presenta indici che sono ancora migliori di quelli della prima recessione. Viceversa, per le pmi che operano nel terziario e nell’edilizia, i record negativi del 2009 sono stati in gran parte superati. Pesantissima continua a essere la crisi per le pmi edili: il settore si caratterizza infatti come il comparto in cui più pmi hanno visto crollare il proprio fatturato (quasi la metà delle società analizzate ha ridotto i ricavi con tassi a due cifre), in cui la caduta della redditività è stata maggiore. Il settore è quello che conta il maggior numero di aziende che non hanno chiuso l’esercizio in utile e di pmi per cui il livello degli oneri e dei debiti finanziari risulta critico in rapporto ai margini lordi.

Dal rapporto emerge in pratica come la difficile congiuntura del 2012 ha quasi completamente neutralizzato i lenti miglioramenti che le imprese avevano realizzato nelle due precedenti annualità, riportando la situazione ai minimi registrati al picco della prima recessione. Rispetto al 2009, le società analizzate hanno aumentato i ricavi a ritmi inferiori a quelli dell’inflazione (del +4,6%); anche i costi per materie prime e per servizi sono cresciuti con una dinamica molto contenuta (rispettivamente, del +5,1% e del +4,1%), consentendo un aumento del valore aggiunto del 7,2% tra 2009 e 2012, comunque insufficiente per tenere il passo dei delle spese per il personale, che sono risultate in crescita del 9,6% nello stesso periodo.

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