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Altre 18 settimane per la Cig Le prime 9-10 fino a gennaio

Un ri-finanziamento che potrebbe arrivare a 9-10 settimane di cassa integrazione d’emergenza fino a gennaio, fruibili entro febbraio, per rafforzare il pacchetto di indennizzi alle categorie colpite, in tutto o in parte, dalle nuove restrizioni anti-coronavirus varate, con Dpcm, nel week end dal governo. Da completare poi, con un step successivo (decreto Novembre o manovra), con ulteriori settimane di ammortizzatore per arrivare, complessivamente, a 18 settimane, coprendo, quindi, anche altri mesi del 2021.

È questa l’ipotesi prevalente, a tarda serata di ieri, allo studio dei tecnici del ministero dell’Economia e del Lavoro in vista del decreto ristori (si veda approfondimento a pagina 3) che, salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbe approdare questa sera sul tavolo del consiglio dei ministri. L’intervento più deciso sugli ammortizzatori sociali, spinto fortemente dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e dal M5S, secondo le ultimissime stime, vale circa 2,6 miliardi di euro (l’intero decreto sfiora i 7 miliardi).

A giocare un ruolo importante sono le risorse da destinare all’intervento (legate anche al pacchetto indennizzi). Per tutta la giornata di ieri l’asticella sembrava fissata a un livello più basso: subito 6 settimane di Cig Covid-19 fino a dicembre, fruibili entro gennaio, per un costo complessivo di 1,6 miliardi di euro. Una opzione più “light” utile però a liberare risorse da destinare alle altre misure monetarie previste dal decreto ristori. Anche in questo caso però si sale, complessivamente, a 18 settimane, viaggiando le restanti settimane, come nella precedente opzione, nel decreto Novembre o in manovra. Con l’allungamento immediato invece fino a 9-10 settimane l’esborso per lo Stato aumenta di un miliardo, attestandosi a 2,6 miliardi totali.

Il punto di caduta definitivo sarà probabilmente sciolto oggi nella riunione di governo. Non è ancora chiaro se le nuove settimane di Cig (9-10, oppure 6) siano interamente o parzialmente pagate dallo Stato (e quindi più o meno gratuite per le aziende beneficiarie).

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si è confermato fiducioso: in base agli andamenti attuali della cassa integrazione d’emergenza «è verosimile – ha dichiarato ieri – che non tutti i fondi stanziati vengano utilizzati» (secondo primissime elaborazioni i risparmi 2020 della Cig Covid-19 dovrebbero attestarsi intorno ai tre miliardi – da giugno, infatti, con le prime riaperture, la richiesta di Cig da parte delle imprese è in costante contrazione, a luglio, ultimo dato Inps disponibile, il tiraggio, vale a dire l’utilizzo effettivo delle ore autorizzate, si è assestato a poco più del 40 per cento).

Il nuovo allungamento della Cig d’emergenza è strettamente legato alla sorte del blocco dei licenziamenti economici, individuali e collettivi, visto che le due misure da inizio pandemia stanno viaggiando sostanzialmente allineate. Le attuali 18 settimane previste dal decreto Agosto iniziano a scadere a metà/fine novembre per quelle imprese che le hanno chieste da luglio. E quindi da metà/fine novembre si potrà iniziare a licenziare. Domani si svolgerà l’atteso faccia a faccia tra le parti sociali e il premier, Giuseppe Conte, dopo che i primi confronti, nei giorni scorsi, con i ministri, Nunzia Catalfo e Roberto Gualtieri, non si sono rivelati risolutivi.

Il governo è disponibile ad allungare il divieto ai recessi datoriali, ma per una breve durata, legandolo alla proroga di Cig e stato emergenziale, oggi previsto fino al 31 gennaio. L’idea è quella di terminare il blocco prima dell’esaurirsi delle nuove 18 settimane complessive di Cig, per meglio proteggere, con un sussidio in piedi, i lavoratori a rischio di espulsione.

Le parti sociali sono su posizioni opposte. I sindacati vorrebbero allungare il divieto almeno fino a metà marzo, e anche di più, visto l’acuirsi della crisi. Le imprese invece premono per non prorogare il blocco dei licenziamenti, perché, sostengono, frena ristrutturazioni e nuove assunzioni (e comunque già oggi è a forte rischio di incostituzionalità).

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