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Il 18 maggio via libera alla grande riapertura Sì alle seconde case

Alla vigilia della proroga dello stato d’emergenza per altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2021, il più dubbioso resta il ministro della Salute Roberto Speranza. Ma la sua appare una voce ormai isolata. Nel governo il fronte per riaprire subito quanto più si può s’è fatto di giorno in giorno più ampio. E non solo per via dell’ultimatum lanciato ieri di governatori del centrodestra, con l’aggiunta del dem Michele Emiliano, secondo cui se le linee guida per ripartire in sicurezza non arriveranno per il 18 maggio la sua Puglia farà comunque alzare le saracinesche a barbieri, parrucchieri e centri estetici sulla base dei protocolli regionali «che ci paiono più che sufficienti».
Oggi sarà il premier Conte a dare semaforo verde ai presidenti di regione convocati in videoconferenza insieme ai ministri Boccia e Speranza. I dati della prima settimana dopo il lockdown sono confortanti: l’indice di contagio non ha mai superato lo 0,7, nemmeno nelle zone più colpite dall’epidemia, anche se nessuna può ancora dirsi immune, dal momento che il limite minimo registrato resta pur sempre lo 0,5. Ma è un range sufficiente per pensare di riavviare il grosso delle attività congelate fino a oggi, lasciando poi ai governatori l’onere di decidere gli step futuri in base al grado di rischio assegnato dal monitoraggio regione per regione effettuato ogni settimana dal ministero della Salute.
Il calendario di massima è pronto. Tra mercoledì e giovedì verranno rilasciati i protocolli di sicurezza elaborati dal Comitato tecnico scientifico sulla scorta delle indicazioni dell’Inail. Subito dopo il premier li condividerà con le parti sociali. Quindi firmerà un nuovo Dpcm col quale dovrebbe disporre — a partire da lunedì prossimo — le riaperture sull’intero territorio nazionale di bar, ristoranti, negozi al dettaglio, parrucchieri e centri estetici, ovviamente rispettando le prescrizioni stabilite. Rimarranno invece ferme le attività ad alto rischio assembramento: cinema, teatri, concerti, eventi pubblici e sportivi, oltre che piscine e palestre. Mentre gli stabilimenti balneari dovrebbero ripartire a fine mese. Dal 18 sarà poi possibile trasferirsi nelle seconde case, purché nella stessa regione di residenza. Ma per muoversi da una regione all’altra bisognerà aspettare un altro po’: decisivo sarà l’indice R0 rilevato tra il 18 e il 25 maggio. Se resterà sotto controllo si potrà pensare di autorizzare gli spostamenti fra regioni a basso contagio.
Un’accelerazione dovuta anche al pressing dei governatori, soprattutto del Nord, il cui tessuto produttivo ha urgenza di ripartire. Al mattino era stato il dem emiliano Stefano Bonaccini sollecitare un incontro urgente al governo: «Ho ricevuto da tanti presidenti la richiesta di avere certezza che dal 18 maggio possano riaprire gli esercizi e le attività commerciali oggi chiuse, ovviamente sulla base dell’andamento epidemiologico e il rispetto di protocolli di sicurezza condivisi». Il riferimento è all’ultimatum contenuto nella lettera sottoscritta da dieci governatori di centrodestra affinché Conte alzi s ubito il piede dal freno. Traduce Luca Zaia: entro 24 ore va trovata «una soluzione» altrimenti «c’è la convergenza con molti colleghi, se non la quasi totalità, di procedere». Ognuno a modo suo. In pratica: la fotografia del caos. Il ministro Boccia si muove subito e l’incontro viene fissato. Ma il titolare degli Affari regionali avverte: «Nessuno ha la bacchetta magica», da lunedì prossimo «potrà riaprire il grosso delle attività economiche», bar, ristoranti, parrucchieri, centri estetici, «ma sulla scorta di protocolli di sicurezza affidabili». Si riparte cioè «con le massime garanzie per lavoratori e clienti» insiste Boccia. Dopodiché spetterà ai singoli amministratori valutare come procedere in base alla diffusione del virus nei rispettivi territori: «Dal 18, con un monitoraggio dei dati che consentirà di testare lo “stato di salute” di ogni regione, ogni presidente potrà aprire o restringere il cerchio».
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