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A 1,5 miliardi gli utili di Intesa, con Ubi sinergie oltre il miliardo

Spinta dall’attività su trading e capital markets e da un basso costo del rischio, Intesa Sanpaolo mette a segno il miglior risultato netto trimestrale dal 2008 (pari a 1,5 miliardi, +31,7% sul primo trimestre 2020), batte le attese degli analisti (un miliardo il consensus di mercato) e si mette in posizione per realizzare un utile 2021 «ampiamente superiore» al target di 3,5 miliardi di euro.

Il modello di business diversificato si conferma la carta vincente per il gruppo guidato da Carlo Messina, che ribadisce la sua capacità di generare ricavi e profitti pur in una fase complicata come quella attuale, contrassegnata da lockdown a ripetizione e dai tassi anemici. Il risultato del primo trimestre dell’anno – apprezzato da un mercato che ha spinto al rialzo il titolo dell’1,52% a 2,34 euro – segnala la vitalità dell’istituto in particolare sul fronte commissionale, nell’attività assicurativa e nel wealth management. Il tutto nel quadro di un ulteriore incremento in termini di efficienza costi/ricavi (sceso al 46,4%), profilo sotto il quale il gruppo continua a migliorarsi, confermandosi ai vertici in Europa. Se tutto questo si combina a un basso costo del rischio (35 punti base, con 402 milioni di rettifiche nette contro i 538 milioni del primo trimestre 2020) e all’elevato livello di solidità patrimoniale – Cet 1 ratio al 15,7% fully loaded, anch’esso tra i leader in Europa – si capisce come Ca’ de Sass riesca a mantenere la barra dritta sulla capacità di generare reddito a vantaggio degli azionisti.

Nella pratica, come già annunciato, la banca punta a erogare una doppia cedola nel corso dell’anno, in aggiunta ai 694 milioni di dividendi cash sul 2020 che saranno distribuiti a maggio 2021. Per fare ciò servirà ovviamente che la Bce prima tolga il veto sull’erogazione dei dividendi introdotto lo scorso dicembre e autorizzi la duplice erogazione. Ma l’idea è chiara: un primo atto prevede la distribuzione dopo il 30 settembre di una cedola a valere sui risultati del 2020, con una distribuzione cash da riserve, «possibilmente entro la fine del 2021», che sommata alla prima tranche di maggio porti l’ammontare complessivo pagato a un payout ratio pari al 75% dei 3,505 miliardi di euro di utile netto rettificato. La seconda cedola invece è a valere sui risultati del 2021, e prevede di fatto un anticipo cash sul dividendo del prossimo anno, in linea con un payout ratio pari al 70% dell’utile netto: in questo senso di fatto la banca ha già messo da parte 1,06 miliardi con il primo trimestre. «La remunerazione dei nostri azionisti resta una priorità – dice Messina – Siamo tra le banche europee meglio posizionate per pagare dividendi alti e sostenibili». Certo il banchiere in conference call riconosce che la valutazione complessiva della Bce sul tema dividendi sarà in parte «condizionata da come andranno gli stress test». Ma è anche vero che «da settembre la pandemia sarà meno significativa, il Pil tornerà a crescere e torneremo a una vita normale» e quindi, è la conclusione, «sono ottimista sulla valutazione che farà la Bce».

L’ottimismo nasce anche dal buon andamento dell’integrazione con Ubi, che potrà generare sinergie per oltre un miliardo – valore quindi già del 40% superiore ai 700 milioni previsti inizialmente – e i cui effetti più significativi si sentiranno a partire dal prossimo trimestre. A guardare il dettaglio dei conti, resi omogenei nel confronto dopo la fusione con l’ex popolare, emerge come la politica dei tassi rasoterra unita al calo dello stock di crediti deteriorati inevitabilmente continui a pesare sugli interessi netti, scesi a 1,948 miliardi, in calo del 4,3% rispetto ai 2,036 miliardi del primo trimestre 2020 e del 5,8% rispetto ai 2,068 miliardi del quarto trimestre 2020. D’altra parte la banca rimane fiduciosa sul fatto che la ripresa delle erogazioni e il Tltro facciano riprendere ossigeno. Inoltre la banca punta a premere l’acceleratore sul segmento della Consumer finance, area che «potrebbe essere rinforzata nei prossimi trimestre», sottolinea Messina, sia «nel 2021 che nel 2022 soprattutto». «Mi aspetto un miglioramento del margine di interesse trimestre dopo trimestre». Di certo a brillare è la voce delle commissioni nette. Salendo a 2,3 miliardi (in progresso dell’8,9% rispetto ai 2,11 miliardi del primo trimestre 2020), le fee portano al rialzo i proventi operativi netti e di conseguenza il risultato corrente lordo, pari a 2,6 miliardi (+22%), il miglior trimestre di sempre.

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