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Altre tre settimane di blocco. Riapriranno le librerie

 

ROMA Il nuovo decreto del presidente del Consiglio è atteso per oggi e conterrà qualche piccola, cauta apertura dal valore simbolico. Librerie e cartolerie potranno tirare su le saracinesche dal 14 aprile e così le aziende che fabbricano macchine agricole, quelle che essiccano o lavorano il legno e le imprese di silvicoltura e, forse, i negozi di abbigliamento per neonati. Per il resto, la data da segnare in rosso nelle agende degli italiani è il 4 maggio: quel giorno, se tutto va bene, potrebbe allentarsi la stretta anche per i milioni di cittadini costretti da settimane in casa per l’esigenza di contenere il coronavirus. Ma gli anziani e le persone più a rischio dovranno essere protette più a lungo.

Riaperture scaglionate
La giornata di Palazzo Chigi è stata scandita da un vertice via l’altro, all’insegna del confronto più ampio possibile. Dopo il Consiglio dei ministri il premier si è chiuso con i capidelegazione e ha faticato non poco per placare le tensioni, vista la posizione di Italia viva che spinge per riaccendere i motori del Paese. Poi parti sociali, sindacati e Confindustria e a seguire le Regioni e i Comuni. Riunione cruciale, in cui si è lavorato per costruire un meccanismo che consentirà ai prefetti e ai presidenti di Regione di valutare riaperture scaglionate a seconda delle curve epidemiologiche del territorio. Più volte in videoconferenza Conte ha ripetuto il pensiero che in questi giorni lo tormenta: «Non possiamo rischiare di ripartire da capo». La paura che la fretta possa mandare in fumo i sacrifici che gli italiani hanno fatto per contenere la corsa del virus. «L’indice R0 è sceso sotto la soglia dell’1, ma non è ancora stabile e può tornare a salire», avvertono gli scienziati. Dunque si deve tenere duro fino al 3 maggio. Per spiegare perché, per la prima volta da quando è scattata l’emergenza, Conte abbia deciso di firmare un provvedimento di tre settimane — una in più della quarantena — bisogna guardare il calendario, con quell’incrocio di date ad altissimo rischio. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico hanno suggerito di scavalcare i ponti del 25 aprile e del Primo maggio perché temono la voglia di sole degli italiani, che potrebbe far scattare (contravvenendo alle regole) l’ansia di raggiungere seconde case o località di villeggiatura. «Non si può passare dal lockdown alla liberalizzazione», è l’avvertimento di tecnici e scienziati.

La «fase 2»
Anche perché il rigore di adesso aiuta a delineare quella che Conte ha definito fase due dell’emergenza, cioè la «graduale e progressiva ripresa delle attività». Per preparare le aziende alla riapertura si stanno studiano delle linee guida che hanno come capisaldi la sanificazione, il distanziamento sociale e i dispositivi di sicurezza, come guanti e mascherine. Affidandosi ad un pool di esperti di cui potrebbe essere coordinatore il manager Vittorio Colao. Durante la riunione con i capidelegazione la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, ha difeso le ragioni del mondo produttivo che preme per riaprire i cancelli delle fabbriche. «Finché non ci sarà il vaccino saremo sempre a rischio, non possiamo aspettare il punto zero dei contagi — ha alzato i toni l’esponente di Italia viva — Bisogna costruire un calendario di riaperture e fare i conti con una nuova organizzazione del lavoro». Ma il fronte della cautela ha prevalso. «Con la salute a rischio non c’è economia», ha risposto Francesco Boccia alle pressioni di Confindustria. In linea il ministro della Salute Roberto Speranza che invita a leggere i dati nel loro complesso e non giorno per giorno. Anche se i numeri dei nuovi contagi non lo lasciano affatto tranquillo.

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