Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

PopBari, parte la conta dei danni

Il piano di salvataggio di Banca Popolare di Bari non potrà prendere forma rapidamente. I due commissari nominati dalla Banca d’Italia, che dovrebbero essere affiancati da un direttore generale per la gestione operativa, sono chiamati da subito a scavare nei bilanci, nella classificazione dei crediti e nelle varie operazioni poco chiare decise dalla gestione uscente, per avere contezza di quale sia la reale entità delle perdite e il livello di erosione dei requisiti patrimoniali. Una della ragioni dell’amministrazione straordinaria, decisa come per Carige prima della fine dell’anno (il commissariamento Bce avvenne il 31 dicembre e fu comunicato il 2 gennaio), è proprio quella di evitare la chiusura di un esercizio di bilancio sul quale c’è invece necessità di fare chiarezza. L’allungarsi dei tempi si intravede anche nel decreto-legge varato domenica sera (e firmato ieri sera dal presidente della Repubblica), una sorta di quadro di riferimento che deve essere attuato e chiarito attraverso decreti del ministero per l’Economia. I contributi in conto capitale devono essere attivati con appositi decreti, che in qualche modo dovranno indicare le modalità e le finalità dell’intervento anche per non incappare in procedure per aiuta di Stato da parte dell’Antitrust di Bruxelles.

Quel che è certo è che un innesto di capitale potrà arrivare solo a valle della definizione di un piano industriale articolato che dovrà fare luce sui molti risvolti dell’operazione. Ieri a Roma c’è stato un primo vertice tra gli uomini di Bankitalia, i vertici del Fondo interbancario, Mcc e i Commissari. L’incontro è stato l’occasione per una prima presa di contatto tra le diverse parti e per tracciare una prima road-map. Di certo l’attesa è tutta per i dettagli dell’intervento che dovranno arrivare dal governo. Nessuna indicazione finale sulle cifre e sulla spartizione del fabbisogno tra i due soggetti coinvolti, ovvero Mcc e Fitd.

Va detto che un intervento immediato del Fondo di tutela dei depositi bancari si giustificherebbe solo se la Bce ritenesse immediata e urgente la ricostituzione dei requisiti di capitale (prima del commissariamento era stato quantificato un ammanco di circa 150 milioni) in mancanza della quale potrebbe revocare le operazioni straordinarie di finanziamento (Emergency liquidity assistance, Ela) fornite alla banche in crisi temporanea di liquidità. Un’eventualità tuttavia che non sembra però essere all’ordine del giorno.

Il percorso da seguire, una volta definito un piano industriale sostenibile che individui l’entità dell’importo di un aumento di capitale, vedrebbe i commissari rivolgersi prima a Mcc, per valutare quanto la banca pubblica potrebbe apportare, per poi chiedere in via residuale l’intervento del Fitd. Realistico dunque che il Fondo interbancario partecipi all’operazione ma con una quota di minoranza.

Altro aspetto cruciale saranno gli step approvativi necessari per ricapitalizzare la banca: la trasformazione in società per azioni è un passaggio essenziale. E con essa il coinvolgimento dei soci, che sono alquanto suscettibili per via delle perdite di valore delle azioni che hanno subìto negli anni. In questo contesto, nel piano industriale, dovrà essere immaginata una forma di ristoro; un’ipotesi potrebbe essere la distribuzione di azioni gratis della nuova spa. Ma è tutto ancora da studiare. L’aumento di capitale, se sarà nell’ordine di un miliardo come si è ipotizzato in questi giorni, sarà estremamente diluitivo per i piccoli azionisti che vedranno il valore del loro investimento andare verso lo zero (si veda l’articolo a pagina 6). E del resto, se si vuole avere il loro via libera in assemblea – e come è noto nelle popolari vale il voto capitario – è bene trovare il modo di rendere anche per loro vantaggiosa l’operazione. Se si dovessero fare tutti i passaggi approvativi necessari i tempi potrebbero essere molto lunghi e servirebbero almeno 3 assemblee per approvare la trasformazione in spa e l’aumento di capitale.

Potrebbe, però, essere immaginato un percorso accelerato, che consenta di avviare tutte le procedure per l’aumento di capitale condizionandone l’efficacia al via libera dell’assemblea alla trasformazione in spa.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa