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Crisi d’impresa, srl a caccia dei controllori-kamikaze

Il rischio concreto che la data del 16 dicembre diventi un bluff esiste e le nano imprese stanno facendo fatica a trovare gli 80 mila professionisti (se la nomina è monocratica) per coprire i posti necessari a istituire i nuovi organi di controllo. Due sono, infatti, i dilemmi che angosciano le piccole imprese e i professionisti in questi ultimi giorni prima della scadenza fissata dal legislatore con l’art. 379 del dlgs 14/2019 (Ccii – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza). Il primo quali conseguenze derivano dal mancato rispetto degli obblighi e il secondo dove trovare, e possibilmente a poco prezzo, i professionisti kamikaze disposti ad accettare incarichi al buio.

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) ha voluto dare una apprezzabile risposta tecnica e di opportunità, con invito alle istituzioni per una soluzione giuridica alla questione, diffondendo nelle ultime ore il documento dal titolo «La nomina dell’organo di controllo nelle Srl – Alcune proposte», condiviso con Confindustria e Unioncamere.

La disposizione al centro del dibattito è proprio l’art. 379 del Ccii, entrata in vigore il 16 marzo 2019 ma che diverrà definitivamente operativa il 16 dicembre prossimo, cioè nove mesi dopo, quando scadrà il termine concesso per l’adeguamento degli statuti delle società che hanno superato i paramenti dell’art. 2477 c.c.

Si tratta, cioè, della dead line oltre la quale gli amministratori di società non possono più avere scuse della mancata nomina di revisori o sindaci.

Considerato il rischio che in caso di mancato adempimento possa essere designato uno sconosciuto di provenienza del tribunale delle imprese, le imprese si stanno attivando per evitare la nomina coattiva.

Il punto più spinoso, però, non è quello di procedere alla convocazione dell’assemblea per la nomina, poiché quello è solo un aspetto formale, bensì individuare un professionista, iscritto al registro dei revisori legali tenuto dal Mef, che sia disponibile ad accettare la carica in un’impresa nella quale il lavoro, soprattutto nel primo anno, si prevede assai impegnativo e anche disagiato, con non secondari pericoli e incertezze professionali.

Quale obbligo e quali tempi. Occorre ricordare che le imprese interessate sono le c.d. «nano imprese», quelle che hanno superato in entrambe i bilanci 2017 e 2018, anche uno solo dei seguenti limiti: 4 milioni di ricavi, 4 milioni di attivo, 20 dipendenti medi (si veda ItaliaOggi Sette del 2 dicembre).

Il comma 3 dell’art. 379 del Ccii stabilisce che le società a responsabilità limitata e le società cooperative costituite alla data di entrata in vigore del presente articolo, quando ricorrono i predetti requisiti, debbano provvedere a nominare gli organi di controllo o il revisore.

Ai fini della prima applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 2477 c.c., commi terzo e quarto, come sostituiti, si deve avere riguardo ai due esercizi antecedenti la scadenza indicata nel primo periodo.

La disposizione va coordinata e applicata secondo quanto prevede il comma 6 dell’art. 2477 c.c. che oggi impone che «L’assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i limiti… deve provvedere, entro 30 giorni, alla nomina dell’organo di controllo o del revisore. Se l’assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato o su segnalazione del conservatore del registro delle imprese».

La nomina del controllore e l’obbligo di revisione del bilancio 2019. Le imprese che hanno atteso fino all’ultimo secondo per la nomina del controllore si scontrano ora con i candidati controllori che sono recalcitranti ad accettare un incarico a pochi giorni dalla chiusura dell’esercizio (2019) con il conseguente obbligo, prima dell’approvazione del bilancio, di rilasciare il giudizio sul bilancio ex art. 14 del dlgs 39/2010 e la relazione ex art. 2429 c.c.

Una razionale logica porterebbe a dire che l’organo di controllo può esprimersi solo per un’attività effettivamente eseguita e quindi solo in relazione ad un bilancio per il quale ha svolto durante l’anno il controllo ex art. 2403 ed ex art. 2409-bis c.c.

Ma la logica si scontra con l’opportunità e la giurisprudenza. E infatti, la Corte di cassazione, ha chiarito (sent. 20651/2019) e ribadito (sent. 25/2005) che i sindaci entrati in carica proprio in occasione dell’approvazione del bilancio non sono esenti da responsabilità e non può essere escluso che essi hanno l’obbligo, una volta accettata la carica, di valutare le risultanze già di quel bilancio, non fosse altro che per i riflessi sulla contabilità dell’esercizio successivo.

È fuori dubbio, così, che il neonominato controllore debba rilasciare, se non approvato il bilancio precedente all’atto della sua accettazione carica, anche la relazione su tale documento informativo contabile.

Le difficoltà nello svolgere l’incarico del revisore sono evidenziate anche dalle linee guida, redatte dal Cndcec per la revisione legale delle nano imprese, le quali raccomandano, in sede di assunzione dell’incarico, di eseguire minuziosi controlli di tutti i saldi in quelle società in cui non vi è mai stato un precedente organo di audit e dove non sia possibile eseguire controlli del sistema interno e quindi a campione.

Il nuovo documento del Cndcec e Fondazione commercialisti rimarca correttamente che un organo di controllo nominato a fine 2019, in ordine all’esercizio 2019, non potrà rendere un’esaustiva informativa destinata ai soci, non avendo svolto alcuna attività in adempimento dei propri doveri.

Il rischio così è di vedere la nomina di un organo di controllo che è priva, di fatto, di effetti concretamente misurabili in relazione allo svolgimento delle tipizzate funzioni di vigilanza.

In attesa di un intervento normativo auspicato dal Cndcec, comunque, i pericoli di intervento coattivo dei tribunali delle imprese sembrano differiti al secondo semestre 2020, quando i bilanci 2019 saranno per lo più già approvati.

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