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La Fed taglia il costo del denaro

La Fed taglia ancora di un quarto di punto i tassi di interesse, portandoli all’1,5-1,75%. Una piattaforma di atterraggio dove fermarsi almeno fino a fine 2019. Questo sembra essere il messaggio centrale di Jerome Powell, presidente della banca centrale americana. Ecco il passaggio chiave della sua conferenza stampa di ieri: «La politica monetaria non è su una strada predefinita, ma riteniamo di esserci posizionati in modo appropriato rispetto ai nostri due obiettivi istituzionali: il controllo dell’inflazione che si mantiene sotto il 2% e il mercato del lavoro che resta forte». La manovra di Powell, sviluppata negli ultimi mesi, ha ridotto il costo del denaro dello 0,75%, offrendo sostegno alla crescita dell’economia che «procede a ritmo moderato». Il Pil è aumentato dell’1,9% nel terzo trimestre, scendendo dal 2% del periodo tra aprile e giugno, ma smentendo il pessimismo degli analisti che si attendevano solo un più 1,6%. Wall Street mette insieme le due notizie: la riduzione dei tassi, la tenuta della crescita migliore del previsto e chiude la giornata con un rialzo di quasi lo 0,4% . L’euro ha guadagnato lo 0,32% sul dollaro (1,11 la quotazione), scontando in anticipo la mossa della Fed.

L’analisi di Powell sulla dinamica generale coincide con quella del Fmi: «Stiamo assistendo a una rallentamento sincronizzato dell’economia mondiale». Anche se i fattori di rischio «sembrano attenuati» rispetto a qualche mese fa. Le tensioni commerciali potrebbero «allentarsi» se Cina e Usa firmeranno la «fase uno di un’intesa sostanziale» (parole di Donald Trump). Magari in 2 settimane, come da programma. E «il pericolo di una Brexit senza accordo appare oggi ridimensionato».

Tuttavia il presidente della Fed vuole tenersi le mani libere, come ha fatto dal primo giorno del suo mandato. Per ora i consumi interni (i due terzi del pil) continuano a tirare. E’ questo il vero motore del sistema americano. Trump insiste per dare ancora più gas, azzerando o quasi i tassi di interesse. Ma Powell predica e applica prudenza: «Decideremo sulla base dei dati quale sarà l’atteggiamento più appropriato da tenere». La larga maggioranza del Comitato monetario (Fomc) è con lui. La decisione di ieri è passata con otto voti a favore e due contrari. Per quest’anno dovrebbe bastare così.

Giuseppe Sarcina

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