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May contro il Parlamento: «Non terrò conto delle alternative all’intesa»

Neanche i pesci d’aprile tradizionalmente amati dagli inglesi hanno potuto rasserenare l’atmosfera cupa di Westminster ieri. A undici giorni dalla nuova, tassativa data di Brexit le divisioni interne al Governo e al partito conservatore sono degenerate in uno scontro aperto tra fazioni, mentre la premier Theresa May ha deciso di ostacolare i tentativi del Parlamento di sbloccare l’impasse optando per un’uscita “soft”.
La May ha ordinato ai suoi ministri di boicottare le votazioni di ieri sera a Westminster sulle opzioni alternative per evitare un’uscita dall’Unione Europea senza accordo. L’ipotesi “no deal” è giá stata respinta piú volte dal Parlamento, ma gli euroscettici nel Governo fanno pressioni sulla May per scegliere il salto nel buio. Questo eviterebbe l’ipotesi di un lungo rinvio di Brexit che, secondo quanto indicato da Bruxelles, comporterebbe la partecipazione alle elezioni europee di fine maggio che la premier ha definito «impensabile».
Il fronte moderato invece sta tentando di convincere la May ad accettare la “soft Brexit” che i deputati sembrano favorire. I voti di ieri sera a Westminster non sono vincolanti e la premier sembra intenzionata a non tenerne conto. Il ministro della Giustizia David Gauke ha peró dichiarato che «il Governo deve prendere in seria considerazione la volontà del Parlamento». Ignorarla e optare comunque per un no deal «non sarebbe sostenibile», ha avvertito Gauke.
Lo Speaker John Bercow ha scelto quattro delle mozioni proposte dai deputati, tutte invise al Governo. La prima chiede che la Gran Bretagna resti in un’unione doganale permanente con la Ue. La seconda, chiamata «mercato comune 2.0», è l’opzione Efta, che manterrebbe la Gran Bretagna nel mercato unico. Questa opzione, che comporta anche la libera circolazione delle persone, per la prima volta è stata sostenuta dal partito laburista.
La terza mozione chiede un secondo referendum prima della ratifica di qualsiasi accordo. La quarta, infine, punta a impedire un “no deal” dando al Parlamento l’opzione di revocare l’articolo 50. L’annullamento di Brexit è stato richiesto dagli oltre 6 milioni di persone che hanno firmato la petizione che ieri è stata discussa in Parlamento.
La settimana scorsa nessuna delle 8 proposte aveva trovato il consenso della maggioranza dei deputati, ma la terza sconfitta dell’accordo negoziato da Londra e Bruxelles venerdí in Parlamento ha reso piú urgente la necessitá di trovare un’opzione percorribile. La scelta è stata anche facilitata dal voto libero concesso sia a conservatori che a laburisti.
Sir Oliver Letwin, il veterano Tory che ha organizzato la riscossa del Parlamento per riprendere il controllo di Brexit, ha avvertito che se il Governo non accetterá l’esito delle votazioni di ieri il Parlamento potrá approvare una legge per costringerlo a rispettarlo. L’aula di Westminster è stata giá prenotata per domani (3 aprile, ndr).

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