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Google, dall’Ue maxi-multa di 1,5 miliardi

E tre. La Commissione europea ha inflitto a Google la terza multa in altrettanti anni: e dopo quelle del 2017 (da 2,4 miliardi) e del 2018 (da 4,34), ne è arrivata una da 1,49 miliardi, per aver ostacolato potenziali concorrenti nel mercato delle pubblicità online.

Qual è l’accusa, stavolta? Tutto parte dai box di Google che si trovano sui vari siti e permettono di fare una ricerca all’interno dei siti stessi, e non nel resto di Internet. Inizialmente, Mountain View aveva imposto a chi volesse quei box di ricevere anche le pubblicità collegate alle ricerche: se poi l’utente avesse cliccato su uno spot, tanto Google che la società terza avrebbero percepito una commissione. Secondo l’Ue, con Adsense per la ricerca (così si chiama il meccanismo incriminato) Google ha agito come intermediario pubblicitario tra inserzionisti e proprietari di siti. E tra il 2006 e il 2016, si è accaparrata il 70% di quel mercato in Europa. Parliamo di una posizione marginale del suo core business: un sottoinsieme dei ricavi (a loro volta in calo) derivanti dalla vendita di annunci su siti terzi, che nel 2018 hanno contribuito al 15% della causa complessiva.

I vincoli imposti da Google si erano allentati progressivamente dal 2009 e, in modo decisivo, dopo il 2016, quando la Commissione aveva inviato le accuse formali. Ma le «cattive pratiche» sono andate avanti «per 10 anni», ha detto ieri la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, «e hanno impedito ad altre aziende di competere e innovare». Google ha risposto annunciando modifiche nei «prossimi mesi». E, poche ore prima della multa, ha annunciato novità per Android e Shopping, gli altri fronti su cui s’era abbattuta la scure Ue.

Dai prossimi mesi, agli europei con un cellulare con il sistema operativo Google (224 milioni solo in Europa occidentale) sarà chiesto quale browser e motore di ricerca preferiscano. Per alcuni esperti citati dal Wall Street Journal, è un intervento tardivo, visto la popolarità accumulata da Chrome e Google in questi anni. Stesso discorso per la multa di ieri, relativa a un’alterazione risolta, di fatto, già nel 2016: i tempi dell’Antitrust faticano a conciliarsi con un mercato, quello digitale, in rapidissima evoluzione.

Tornando agli interventi di Google, su Shopping, sezione ad hoc per la comparazione dei prezzi, il colosso sta testando uno spazio laterale che ospiti i risultati dei concorrenti (denuncianti all’Ue) come Yelp. Non è finita: Vestager, in carica fino al prossimo autunno, potrebbe intervenire anche sui risultati relativi a ricerche locali, mappe e viaggi. Il cosiddetto scraping (la riproposizione di notizie e immagini di altri siti su Google) è invece diventato materia della direttiva sul copyright, che verrà votata a giorni dal Parlamento europeo.

Davide Casati Martina Pennisi

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