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Mps verso il check-up con l’Ue Allo studio bond a rilascio lento

Per Montepaschi si avvicina il giorno del primo “check up” dopo l’avvio della cura decisa dalla Commissione Ue. Giovedì la banca alzerà il velo sui conti del 2018, al giro di boa del primo anno dopo l’ingresso sotto la tutela di Bruxelles. E sul mercato si infittiscono le voci sulla possibilità che la banca debba rimettere mano agli obiettivi al 2021, giudicati da molti osservatori come troppo sfidanti, alla luce del mutato contesto macroeconomico.
I segnali di allarme del resto li ha lanciati lo stesso istituto a fine dicembre. Nel comunicato, la banca guidata da Marco Morelli e presieduta da Stefania Bariatti evidenziava il fatto che la Bce, nella bozza Srep inviata qualche settimana prima, sottolineasse «i punti di debolezza/attenzione» della banca. L’istituto – è il giudizio di Francoforte – mostra difficoltà a «conseguire gli obiettivi del piano di ristrutturazione».
In particolare, due sono i motivi di allarme per la Vigilanza Bce. Il primo è che per la banca possa essere più difficile del previsto migliorare la redditività, che potrebbe rivelarsi «inferiore agli obiettivi di piano». Così come diventa arduo rafforzare la posizione patrimoniale, «indebolita dall’impossibilità di emettere la seconda tranche di obbligazioni Tier 2 entro la fine del 2018».
L’emissione del bond subordinato è uno dei tanti temi all’attenzioni del management, che è alle prese con il rilancio della banca. Dopo che la prima tranche del bond (750 milioni, con una cedola del 5,375% a 10 anni) è stata collocata a gennaio 2018, all’appello mancano altri 750 milioni, così da rispettare i requisiti del Total capital ratio. La riacutizzazione del rischio Paese, e il conseguente picco dei tassi chiesti dal mercato, ne rende problematica l’emissione. Oggi la banca rispetta i requisiti, e per questo la deadline di fine 2018 sarebbe stata posticipata. A quanto risulta al Sole 24Ore, la banca potrebbe valutare piani alternativi per rispettare le richieste. Tra questi, non è escluso che si valuti una diluizione nel tempo dell’emissione, anche per cogliere fasi del mercato più favorevoli.
Di certo serve discutere con Bruxelles. E su questo aspetto diventa indispensabile il supporto del Mef, che oggi è il primo azionista con il 70% del capitale, mentre la banca è al lavoro con il monitoring trustee indipendente nominato dalla DgComp. Sul tema Mps ieri è intervenuto anche Matteo Salvini: «Ci stiamo lavorando», ha detto il ministro degli Interni.
Chissà che le condizioni relative al bond non siano oggetto di una revisione, così come altri target fissati dal piano. Del resto, il piano industriale nel 2017 era stato concordato con la Commissione sulla base di ipotesi che all’epoca era considerate “conservative” ma che oggi appaiono di fatto ottimistiche: il Pil al 2019 era previsto in crescita dello 0,9% mentre oggi Bankitalia stima un rialzo dello 0,6%. Ben peggio del previsto vanno le cose sul fronte dei tassi: l’Euribor a 3 mesi era stato stimato allo 0,13% per l’anno in corso, ma oggi il saggio è in territorio negativo, al -0,33 per cento.

Luca Davi

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