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Spread in calo e Borse caute Inizia l’attesa per il voto Usa

Attesa. Soprattutto per le elezioni di metà mandato negli Usa della prossima settimana. È uno tra i principali stati d’animo degli investitori nella giornata di ieri. La seduta, all’insegna di scambi “festivi”, ha visto le Borse Ue muoversi a due velocità.
Da un lato Piazza Affari (+0,71%), Madrid (+0,43%) e Francoforte (+0,18%) hanno chiuso sopra la parità; dall’altro Parigi (-0,15%) e Londra (-0,19%) hanno segnato il passo. Lo spread tra il BTp decennale e il Bund, dal canto suo, si è assestato a 298 punti base, cioè in leggero calo rispetto a mercoledì.
Al di là delle percentuali di indici e differenziali tra rendimenti di titoli di Stato, la variabile politica ha recitato il ruolo da protagonista. Non tanto rispetto al rischio-Italia. Quanto piuttosto alla crescente attesa per il voto di settimana prossima negli Usa.
Certo: lo scontro tra Roma e Bruxelles resta centrale nei radar degli operatori. Così come è “marcata” a vista la trattativa tra Ue e Gran Bretagna sulla Brexit. Una discussione che, proprio ieri, ha visto il rincorrersi di conferme e smentite riguardo l’accordo sui servizi finanziari.
Ciò detto, però, lo sguardo degli investitori è sempre più verso le elezioni del “mid term”. Un appuntamento che assume ulteriore importanza a fronte delle recenti indicazioni del Tesoro statunitense sul debito pubblico e della sua gestione.Vediamo di spiegarci. Il Treasury Department ha affermato di volere nuovamente allargare il controvalore delle aste dei T-Bond. Ad esempio: i collocamenti dei titoli a due, tre e cinque anni vedranno l’incremento di un miliardo al mese (in Novembre e Dicembre) del loro “size”. Si tratta di una mossa finalizzata ad agevolare la raccolta di denari da parte del Governo Usa. La Casa Bianca infatti, soprattutto a fronte della Fed che da tempo ha avviato la stretta sulla politica monetaria, si trova nella necessità di finanziarie i programmi di spesa voluti dal Presidente Donald Trump. L’ex presentatore di “The Apprentice”, da un lato, ha tagliato le tasse; ma, dall’altro, si è impegnato in progetti di spesa pubblica. Un combinato disposto da cui scaturisce, per l’appunto, la necessità di trovare i fondi per sostenere il suo programma. Sennonché le carte sul tavolo presidenziale possono essere sparigliate dalle imminenti elezioni.
Diverse case d’affari hanno già indicato quali sono gli scenari che potranno concretizzarsi nel post-elezioni. Quello considerato più probabile, seppure simili previsioni (lo si è visto proprio con le ultime elezioni presidenziali) sono spesso fallaci, indica la conquista della Camera da parte dei Democratici e il mantenimento del Senato in mano ai Repubblicani. «Una situazione di stallo legislativo – scrive Stephanie Kelly, Political Economist di Aberdeen Standard Investments – che, da una parte,» trasformerà la politica commerciale «nell’arma migliore del Presidente; e dall’altra ne frenerà l’attivismo sul fronte interno».
Come a dire, cioè, che rispetto all’implementazione dei programmi interni di spesa, ritenuti essenziali dalla Casa Bianca per scongiurare il rallentamento dell’economia Usa, potrebbe risultare non più così essenziale lo sforzo del Tesoro.
Già, lo sforzo del tesoro. Sul fronte del debito pubblico non va dimenticato che le stime indicano, rispetto al 2018, un totale di emissioni di T-Bond per oltre 1.300 miliardi. Cioè una cifra che non si vedeva dal 2010, quando l’economia statunitense dovette affrontare la”grande recessione”. Il numero, ovviamente, ha dato luogo a discussioni e polemiche. Anche perchè le misure, proposte da democratici e repubblicani, per contenere il deficit sono spesso agli antipodi. I primi vogliono il ritorno ad un fisco più equo; i secondi puntano a tagliare programmi come Medicare. Mercoledì i listini, dopo avere “digerito” ieri notte i conti di Apple, sapranno con che “tipo” di indebitamento dovranno convivere.

Vittorio Carlini

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