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C/c, ammesse le prove a carattere presuntivo

A fronte dell’utilizzo di metodi di accertamento basati su indagini finanziarie da parte dell’Ufficio, è consentito al contribuente addurre anche prove a carattere presuntivo, purché gravi, precise e concordanti.Tali considerazioni, in un più ampio excursus giurisprudenziale in tema di accertamenti bancari passato in rassegna dalla sezione 1 della Ctp di Rieti, sono oggetto della sentenza n. 61/2018. La Commissione, nel caso in esame soffermatasi sull’impugnazione, poi rigettata, di un avviso di accertamento emesso a seguito di indagini finanziarie svolte sui conti correnti di una società, pur convenendo con l’Ufficio nel ritenere le relative movimentazioni, in entrata e in uscita, non giustificate, coglieva l’occasione per esprimersi sul tipo di onere probatorio che in tal caso avrebbe potuto fornire la contribuente, pur se di fatto poi rimasto inassolto. I giudici hanno evidenziato che l’amministrazione aveva fondato il recupero d’imposta sui versamenti e sui prelievi bancari non giustificati, come consentito dall’art. 32 dpr 600/73, per le imposte dirette, e dell’art. 51 dpr 633/72 per l’Iva. A fronte di tale attività accertatrice, di matrice presuntiva, si verifica un’inversione dell’onere di prova in capo al contribuente, tenuto a fornire dimostrazione che i versamenti siano contabilizzati e i prelevamenti siano andati a favore di determinati beneficiari. I giudici, tuttavia, si sono preoccupati di rilevare come, a fronte della presunzione iuris tantum utilizzata dall’ufficio, se in un primo momento la giurisprudenza riteneva a essa contrapponibili solo prove non presuntive da parte del contribuente, è giunta invece, successivamente (Cass. n. 1118/2013; n. 18125/2016), ad ammettere che quella presunzione fosse scardinabile anche con il ricorso a prove presuntive fornite dallo stesso contribuente, in virtù del generale principio di libertà dei mezzi di prova, purché dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza e, comunque, rimesse alla libera valutazione del giudice. Purtroppo, nel caso esaminato, alcuna giustificazione veniva fornita alle movimentazioni bancarie rilevate dalla Guardia di finanza, tra le quali specialmente i prelevamenti, di importi maggiori, erano indicati dalla società come relativi a somme per operazioni di prestito senza però che ne fossero rintracciati i destinatari.

Benito Fuoco

(…) Giova premettere in via generale che, secondo un orientamento ormai consolidato, nel processo tributario, nel caso in cui l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, è compito del contribuente, a carico del quale sì determina una inversione dell’onere della prova, dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non siano riferibili a operazioni imponibili. (…)

Invero, il dpr 600/1973, articolo 32, come il dpr 63311972, articolo 51, impone di considerare ricavi sia i prelevamenti sia i versamenti su conto corrente, salvo che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anziché costituire acquisizione di utili. Secondo un orientamento giurisprudenziale maggiormente rigoroso, affermatosi soprattutto in passato, posto che in materia sussiste inversione dell’onere della prova, alla presunzione di legge (relativa) va contrapposta una prova, non un’altra presunzione semplice ovvero una mera affermazione di carattere generale (cfr. Cassazione nn. 25365, 20858, 16720, 13819 e 6743 , tutte del 2007; 19330 e 14675 del 2006; 18016/2005; 7267/2002 e 9103/2001).

In seguito è però prevalso l’orientamento favorevole all’ammissibilità della prova presuntiva sia perché la stessa «è a ogni effetto una prova, sia perché, salvo espresse previsioni legislative in contrario, vige nel nostro ordinamento il principio di libertà dei mezzi di prova, sia infine perché non risulta ricavabile dal sistema un principio in base al quale la prova contraria a una presunzione legale non possa essere fornita per presunzioni» (sentenza 25502/2011, confermata dalle decisioni 13500/2012, 17250/2013, 1118/2013 e 1560/2015).

Tale condivisibile orientamento è stato ribadito dalla sentenza 18125/2016, nella quale è stato anche precisato che la prova contraria fornita dal contribuente deve essere attentamente valutata dal giudice di merito, che «è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo». (…) Ciò significa che per superare la prova contraria il contribuente potrà opporre anche la presunzione semplice (…); ciò a condizione che il giudice sia in grado di correlare gli elementi probatori fomiti dal contribuente ai movimenti contestati: da qui la necessità di documentare il più possibile le argomentazioni difensive. (…)

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