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Alitalia, easyJet insiste: ci interessa Ma Ferrovie apre il dossier sull’offerta

A poco più di due settimane dalla data del 31 ottobre la partita per salvare Alitalia manca di quasi tutti dettagli. Alla fine del mese scadono i termini sia per la procedura di vendita, sia per la cassa integrazione straordinaria del personale della compagnia aerea. Venerdì scorso sul dossier Alitalia si è consumato uno strappo tra il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Il dissidio discende dalle modalità, annunciate da Di Maio, che il governo intende perseguire per il salvataggio. Il progetto prevede una cordata che per conto del governo coinvolga alcune partecipate pubbliche (Ferrovie, Cassa Depositi e Prestiti e in misura minore chiunque sia disposto a concorrere) e si faccia carico di Alitalia. L’esecutivo è pronto a convertire un pezzo del prestito temporaneo statale da 900 milioni di euro, trasformandolo in una quota del 15% della compagnia. Ferrovie ha già depositato un’offerta non vincolante e sta studiando il dossier, ma al momento non ha convocato neanche il consiglio di amministrazione per discutere dell’intervento in Alitalia.

Il piano di nazionalizzazione, al di là dell’indicazione che potrebbero esserci circa 2 miliardi di dotazione iniziale per la newco a cui affidare il rilancio, resta privo di numerosi tasselli. A cominciare dall’identikit, ruolo e peso da assegnare al nuovo socio industriale del progetto. Manca, insomma, il nome della compagnia area su cui fare poggiare l’architrave della futura Alitalia. Per questo ieri è tornata a farsi pubblicamente sentire la britannica easyJet. La compagnia low cost, proprio il 16 ottobre di un anno fa, ha compilato una delle buste recapitate presso lo studio notarile Atlante Cerasi di Roma con un’offerta per Alitalia. Ragione per cui nelle ultime ore un portavoce di easyJet ha specificato: «Naturalmente restiamo interessati a un’Alitalia ristrutturata e, come già detto, sulla base di un consorzio. Le discussioni sono ancora in corso, ma a parte le cose che si sono lette sui giornali, siamo in attesa di indicazioni del governo per vie ufficiali».

Una posizione, del resto, non diversa da quella dei tedeschi di Lufthansa. Anche dalla compagnia con sede a Colonia la versione ripetuta più volte è quella di un forte interesse per una compagnia ristrutturata e ridimensionata di 5-6 mila unità. In ballo restano poi gli americani di Delta (già in corsa a fianco di Air France e del fondo Cerberus nella cordata capitanata da Easyjet che aveva trattato con il governo Gentiloni). Formalmente è in essere anche l’offerta avanzata dalla low cost ungherese Wizz Air.

Il punto vero resta però la definizione di un piano dettagliato da parte del governo. Di Maio dice di avere ricevuto «tantissime disponibilità» da parte di compagnie straniere, legittimando l’idea che dopo il suo recente viaggio in Cina possa spuntare un’offerta targata China Eastern.

Dal Tesoro nelle ultime ore l’obiettivo è scongiurare frizioni con Di Maio, dopo l’invasione di campo di quest’ultimo su temi di competenza del ministero dell’Economia.

L’elaborazione di un piano solido e ben definito deve d’altra parte superare le prevedibili resistenze politiche nella maggioranza di fronte a una nazionalizzazione, così come il vaglio della Commissione Ue. Da Bruxelles sono già stati chiesti chiarimenti e il responsabile della concorrenza Vestager ha indicato che «la Commissione sta continuando l’inchiesta informale sul prestito di 900 milioni per valutare se costituisce aiuto di stato». Intanto i sindacati di Alitalia sono stati convocati venerdì prossimo al Ministero del Lavoro per la proroga fino a marzo della cassa integrazione straordinaria per 1.570 dipendenti della compagnia aerea.

Andrea Ducci

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