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Alitalia riprende quota a settembre In cassa 769 milioni del prestito ponte

Il salvataggio Alitalia entra in una fase cruciale. E sarà necessario trovare una soluzione in tempi brevi, perché Alitalia è un malato che sta leggermente meglio, ma che potrebbe ricadere in gravi condizioni se non si troveranno compratori per il gruppo, protetto dalla procedura del Tribunale.
La scadenza della procedura di vendita sarà a fine ottobre. «Il 31 ottobre è una data importante. Ci stiamo preparando a iniziare l’atterraggio, vedremo quanto sarà lunga la procedura di atterraggio» ha spiegato il commissario straordinario di Alitalia, Luigi Gubitosi, davanti alle commissioni Lavori Pubblici e Industria del Senato. «Non mi risulta ci sia l’intenzione di procrastinare» una soluzione per Alitalia: «Ritardare di sei mesi una decisione che andrà presa in un senso o nell’altro aggraverebbe solo di sei mesi il problema» ha aggiunto il manager: «Prima si decide e meglio è ma la scelta compete al governo».
Intanto la compagnia, all’interno dell’amministrazione straordinaria, ha cominciato a bruciare molta meno cassa: nei 17 mesi prima dell’arrivo dei commissari Alitalia aveva bruciato 549 milioni di euro. Nei 17 mesi successivi ha invece bruciato 113 milioni di euro, secondo quanto emerge da un documento riservato consultato da Il Sole 24 Ore. L’avvento dell’amministrazione straordinaria, ad inizio maggio dello scorso anno, ha fatto da spartiacque. I debiti fatti dopo l’amministrazione straordinaria verranno tutti pagati, mentre quelli pregressi andranno in procedura concorsuale con un’insinuazione al passivo. Tra i debiti attuali ci sono i 900 milioni dovuti allo Stato (più gli interessi) più quanto dovuto per l’acquisto degli aeromobili, per una cifra complessiva attorno a 1,1 miliardi.I debiti verso fornitori sono per 866 milioni: ma sono ben 630 milioni all’interno della procedura concorsuale, mentre il resto è debito normale da rimborsare.
Ma dove sta appunto l’urgenza di trovare una soluzione? In cassa ci sono ancora 769 milioni circa dei soldi prestati dallo Stato (con un faro Ue sul finanziamento). Se venisse trovata ora una soluzione, formando una cordata di compratori per le attività, resterebbero soldi in cassa da restituire allo Stato italiano. Al contrario, un’attesa di mesi non avrebbe altra conseguenza che bruciare ulteriore cassa. A quel punto tutto sarebbe più difficile.
Dal punto di vista gestionale, la compagnia sta andando meglio. In luglio-agosto e settembre i dati di traffico sono positivi. È pur vero che i mesi estivi sono buoni per quasi tutte le compagnie al mondo, ma l’Alitalia del passato perdeva soldi pure quando la gente andava in vacanza.
Nel terzo trimestre del 2018 i ricavi da passeggeri raggiungeranno quota 835 milioni contro i 779 milioni del terzo trimestre del 2017. L’attività di riduzione dei costi ha invece influito con minori costi di leasing per circa 52 milioni di euro. Alitalia dovrebbe chiudere l’anno con un giro d’affari attorno ai 3 miliardi.
Il margine operativo lordo resta in territorio negativo ma in miglioramento: era a quota -65 milioni nei primi 8 mesi e sarà a fine settembre a quota -37 milioni. Congelate le passività (basta pensare che da un documento interno riservato, senza l’amministrazione straordinaria, il patrimonio netto sarebbe ora negativo per oltre 800 milioni), ora c’è l’urgenza di lasciare il testimone a qualcuno. I commissari attendono il progetto del Governo, che dovrebbe riunire in cordata soggetti pubblici, tra cui forse Fs. Si spera poi, sempre in ambienti governativi, in una discesa in campo di un possibile socio cinese. Ma il tempo sarà una variabile fondamentale, col rischio di tornare indietro di un anno.

Carlo Festa

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