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Brexit, May gioca l’ultima carta dell’accordo doganale con la Ue

Accompagnata da un consiglio e, crediamo, anche da un avvertimento raccolto ieri da Angela Merkel a Berlino, la premier britannica Theresa May si chiude oggi nel conclave di Chequers con un governo diviso ancor più del Paese. Fra le colline del Buckinghamshire, nella residenza estiva dei premier britannici, sarà sancita l’impossibilità di un compromesso chiaro sulla Brexit fra falchi e colombe del partito conservatore, spianando la strada alla caduta del governo? Oppure la signora di Downing street accetterà, una volta ancora, la via dell’equivoco e del tecnicismo per allontanare il momento della verità?
Due anni di strazianti dibattiti ed equivoche proposte autorizzano il sospetto: è difficile credere che sia davvero giunta l’ora della scelta di Theresa, quella che la lady primo ministro ha sempre rinviato, preferendo affidarsi ad acrobazie tattiche per sopravvivere a Downing street. Lo showdown tuttavia è possibile, più probabile che mai, nonostante le previsioni siano esercizio inutile nella congiuntura britannica, uno psicodramma con tassi di cinismo politico visti raramente sulla scena europea.
La realtà è che a meno di nove mesi dal giorno dello strappo con l’Unione – 29 marzo 2019 – l’esecutivo di Londra non ha ancora finito di negoziare con se stesso i termini della futura relazione con i Ventisette. La trattativa vera – quella con Bruxelles, per intenderci – non è ancora cominciata, esasperando imprese fiaccate dall’incertezza.
Il passaggio-chiave è, almeno per ora, quello sull’unione doganale. Le colombe, i cosiddetti «soft brexiters», sono favorevoli alla partecipazione all’unione doganale oggi in vigore o, in subordine, sostengono la proposta originaria di Theresa May, ovvero una partnership fra Londra e l’Ue che vedrebbe il Regno Unito agire come esattore per conto dei Ventisette. In altre parole i britannici uscirebbero formalmente dal blocco, ma lascerebbero entrare le merci dall’Unione senza limiti tariffari, tracciandole con sistemi hi-tech: quelle in transito finirebbero ai Paesi di destinazione finale – come accade oggi – con le gabelle europee riscosse da Londra. Quelle dirette al Regno Unito godrebbero, invece, di dazi agevolati rispetto all’Ue, con successivi rimborsi all’importatore. L’ idea è stata liquidata come “follia” dai «brexiters» schierati, invece, sull’ipotesi «max fac», massima agevolazione, che prevede il ritorno delle frontiere fra Ue e Regno Unito, rese appena più morbide da strumenti elettronici capaci di tracciare le merci. Il primo scenario consente di tenere confini sostanzialmente aperti fra Ulster e Irlanda del nord, preservando l’accordo Nord-Sud che ha riportato la pace a Belfast. Il secondo scenario manderebbe in frantumi l’essenza stessa della pace del Venerdì Santo sponsorizzata da Londra e Dublino. I commenti di Bruxelles su entrambe le proposte “ufficiose” sono negativi.
La priorità per Theresa May è tuttavia la tenuta del suo partito che garantisce una debole maggioranza al governo. Per questo oggi a Chequers presenta l’ultimo compromesso da dare in pasto a falchi e colombe: l’accordo agevolato. Un nuovo lessico per annacquare la sua precedente proposta (partnership doganale) che cambierebbe di fatto per via dell’imposizione automatica del dazio britannico e non di quello Ue, più altre variabili tecniche. Basterà pe r riportare la pace fra i Tory ? La proposta è già stata liquidata dal ministro per la Brexit, il falco David Davis.
Dal conclave Chequers potrebbe prendere forma la disfatta politica di Theresa May, con la sollevazione dei «brexiters» pronti a chiederne la testa rischiando magari nuove elezioni, oppure potrebbe arrivare una proposta unitaria del governo May a Bruxelles. Proposta talmente acrobatica e tanto equivoca che crediamo finirà per sbattere contro il muro dei negoziatori Ue se i Ventisette vorranno dimostrarsi fedeli alla linea della Commissione.
La storia delle relazioni commerciali anglo-europee non finirà tuttavia a Chequers. Sarà il Parlamento, nei prossimi giorni, a valutare il rapporto doganale fra Londra e l’Unione, con
mosse che potrebbero incenerire il discettare di  queste ore sull’azione dell’esecutivo. La Brexit continua, le sorprese anche.

Leonardo Maisano

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