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Imprese in allarme sulle difficoltà Ue a disciplinare Internet

Il no della Plenaria del Parlamento europeo alla riforma del copyright non fa che rendere ancora più netta la distanza fra detrattori e fautori. Più che Strasburgo sembrava di trovarsi nella Avignone di papi e antipapi con tanto di minacce di morte a europarlamentari su cui il presidente Antonio Tajani ha detto di volersi occupare. E se qualcuno esulta, editori e imprese legate al mondo dei contenuti parlano di «battaglia persa» o «gran brutta giornata per la cultura europea».
Non di questa opinione il Governo che ha espresso segnali di soddisfazione per bocca dei ministri e vicepremier Luigi di Maio e Matteo Salvini (si veda articolo a lato). Per quanto riguarda il mondo produttivo, alle grandi piattaforme del web si è unito il pollice in alto anche dell’associazione delle imprese che operano sul digitale e nell’Ict. «Siamo soddisfatti – dice Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale – di questo rinvio. Restiamo convinti che la tutela del diritto d’autore sia uno dei pilastri della società e dell’economia digitale. Il testo però presentava grandi aspetti di problematicità. E soprattutto l’impostazione ci preoccupava». Per Catania il punto sta nell’aver generato un clima «frutto di una discussione impostata come se ci fosse una sfida in atto tra detentori del copyright e grandi piattaforme digitali. L’approccio cooperativo è possibile e auspicabile».
Le imprese legate al mondo dei contenuti dal canto loro hanno invece replicato con durezza. Di «colpo durissimo da parte del Parlamento Ue al mondo della creatività italiana e continentale», parla il presidente di Confindustria Cultura Marco Polillo. «Quella di oggi – aggiunge – rappresenta una sconfitta sociale e culturale in quanto è il risultato di un’intensa attività di lobby svolta dai giganti della rete». Il testo proposto «non prevedeva alcun bavaglio. Altrimenti ci saremmo opposti».
Per Confindustria Radio Tv «la clamorosa bocciatura del testo di direttiva copyright scrive una pagina nera nella storia del nostro Continente, destinata, se non si recupera un testo equilibrato, a umiliare la cultura, la creatività, l’economia stessa delle attività legate alla proprietà intellettuale europea». La Ue «difenda i creativi dai giganti del web», è l’appello lanciato dalla Siae che sottolinea «l’importanza di tutelare tutte le persone che producono cultura a vario titolo e che in maniera compatta hanno chiesto il giusto riconoscimento del valore del loro lavoro». Di decisione «estremamente negativa» parla Enzo Mazza (Fimi): «Più si sposta la questione in avanti e più si avvicina il momento delle elezioni europee. Il tutto con il voltafaccia del Governo italiano che è stato, nella scorsa legislatura, fra i fautori della direttiva e ora è tra i detrattori». «Il copyright deve essere tutelato in tutto l’ambiente digitale – afferma dal canto suo il neopresidente Fieg, Andrea Riffeser Monti – individuando soluzioni concrete e ragionevoli, ma senza mai rinunciare all’affermazione del principio di una equa remunerazione per i contenuti di qualità». Va giù duro, infine, Ricardo Franco Levi (Aie): «Da domani il web sarà meno libero, così come lo sarà anche la società europea. Si tratta di una sconfitta culturale, ancor prima che politica». Per Carlo Perrone, presidente dell’associazione degli editori europei (Enpa) il risultato dell’attività di lobby dei giganti del web è stata una «vergognosa» interferenza con il processo legislativo democratico.

Andrea Biondi

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