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Panetta: ridurre gli Npl ma senza eccessi

Lo smaltimento degli Npl ereditati dalla recessione deve procedere «alla velocità massima possibile ma senza eccedere il limite rappresentato dalla capacità del mercato di assorbire crediti deteriorati a prezzi non lontani dal loro valore economico». È quanto ha affermato ieri Fabio Panetta in un seminario alla Camera dei Deputati. «Eccessi di zelo che spingessero oltre tale limite – ha sottolineato il vice direttore generale di Bankitalia – provocherebbero delle svendite che indebolirebbero le banche italiane in termini patrimoniali» con effetti negativi che «per il nostro sistema bancaria e per l’economia italiana non sarebbero modesti».
Illustrando la situazione attuale del sistema bancario, Panetta ha confermato che il rischio credito si sta riducendo, con nuovi prestiti deteriorati, in calo dal 2014, giunti a livelli pre-crisi. E dopo aver venduto partite deteriorate per 30 miliardi nel 2017 le banche, con le altre operazioni in corso, dovrebbero portare nei prossimi mesi la consistenza dei crediti deteriorati netti a 130 miliardi, un terzo in meno rispetto ai picchi del 2015 e al 7,2% degli impieghi totali, quattro punti in meno sempre rispetto al 2015. Ieri Bankitalia nella pubblicazione “Banche e Moneta” ha reso noto che in marzo le sofferenze sono scese dell’11% su base annua mentre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti del 2,3% su base annua (2,4% a febbraio).
Parlando delle passività, dopo aver segnalato la lenta ripresa delle emissioni nette di obbligazioni bancarie Panetta ha poi segnalato il rischio che i nuovi requisiti Mrel (Minimum requirement for eligible liabilities) che si stanno negoziando a livello europeo per fissare una soglia minima di capitale in grado di assorbire le perdite in caso di bail-in possano richiedere emissioni cospicue in tempi brevi alle banche, con costi di collocamento che «potrebbero peggiorare in misura significativa». Per scongiurare questa circostanza bisogna procedere con proporzionalità: «serve un adeguato periodo transitorio per consentire alle banche di reperire fondi a condizioni ragionevoli» ha detto Panetta aggiungendo che bisognerebbe poi evitare che dal negoziato Ue «scaturiscano obiettivi troppo ambiziosi,che finirebbero per ripercuotersi negativamente sul costo e sulle disponibilità di credito all’economia». Panetta ha concluso il suo speech alla Camera ribadendo una considerazione che è divenuta centrale nelle riflessioni dei banchieri centrali: gli sviluppi che la digitalizzazione porterà nel sistema del credito e della finanza. Oltre al recupero di redditività sarà questa la «sfida più importante» la discontinuità sarà forte e «solo in pochi sopravviveranno».
Il tema del Fintech è stato affrontato anche in un altro convegno organizzato in Abi, dove Salvatore Rossi ha affrontato i nodi della nuove regolamentazione richiesta dagli sviluppi delle tecnologie e l’uso dei big data. Regole da adottare con grande attenzione perchè non devono ostacolare l’innovazione e mortificare le start up: «La sfida – ha detto il direttore generale della Banca d’Italia – è quella di creare un ecosistema istituzionale e regolamentare attento ma accogliente». Per Rossi occorre «molta consapevolezza da parte degli operatori di mercato ma anche da parte di chi fa le norme o le applica. I ruoli rispettivi devono restare distinti ma l’analisi dei fenomeni nuovi può essere in parte condivisa».

Davide Colombo

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