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Il 110% non teme i debiti fiscali

Nessun debito fiscale, anche se superiore ai 1.500 euro, potrà impedire l’utilizzo in compensazione del credito derivante dalla cessione della detrazione per il superbonus del 110% ovvero nelle altre ipotesi relative alle ristrutturazioni edilizie. In relazione a detto credito, infatti, la legge ha previsto una espressa deroga alle regole di natura ordinaria, deroga che non è presente invece in relazione ad altre tipologie di crediti previsti dalle norme emergenziali.

L’ordinamento tributario nazionale contiene una disposizione quale quella prevista dall’articolo 31 del dl n. 78 del 2010 in virtù della quale la compensazione ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 17 del dlgs n. 241 del 1997 è preclusa laddove il contribuente che intende procedere alla stessa sia debitore a titolo definitivo nei confronti dell’erario per un importo superiore a 1.500 euro. Peraltro, la norma dispone che In caso di inosservanza del divieto si applica la sanzione del 50% dell’importo dei debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori e per i quali è scaduto il termine di pagamento fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato. La sanzione non può essere applicata fino al momento in cui sull’iscrizione a ruolo penda contestazione giudiziale o amministrativa e non può essere comunque superiore al 50 per cento di quanto indebitamente compensato.

Da un punto di vista operativo, dunque, i crediti di imposta possono essere utilizzati soltanto dopo aver soddisfatto il proprio debito nei confronti dell’erario, anche mediante la compensazione. Il tema dell’utilizzo di crediti di imposta in compensazione è particolarmente sentito in questo periodo per effetto, principalmente, di quanto previsto dall’articolo 121 del dl n. 34 del 2020 in tema di ristrutturazioni edilizie. Come noto, sia con riferimento al c.d. superbonus del 110% nonché in relazione alle ipotesi «tradizionali» e più in generale per gli interventi menzionati nel comma 2 della norma, i contribuenti che effettuano gli interventi previsti dalla norma hanno la possibilità di «rinunciare» alla detrazione di imposta che diviene dunque credito di imposta compensabile nel momento in cui i contribuenti stessi hanno ottenuto lo sconto in fattura ovvero hanno ceduto la detrazione.

A tale proposito, il comma 3 dell’articolo 121 del decreto afferma che in relazione al predetto credito non si applicano i limiti previsti dall’articolo 31 del dl n. 78 del 2010, nonché quelli previsti dall’articolo 34 della legge n. 388 del 2000 e dall’articolo, comma 53 della legge n. 244 del 2007. Viene dunque sterilizzata, tra le altre, la limitazione rappresentata dall’esistenza di debiti fiscali scaduti e che non siano stati oggetto, ad esempio, di rottamazione, rateazione o sospensione giudiziale. È bene ricordare che, naturalmente, nessuna limitazione potrà operare nel caso «tradizionale» e cioè nell’ipotesi in cui il contribuente che commissiona i lavori e sostiene i relativi costi, decida di usufruire della detrazione ripartita in quote secondo le disposizioni di legge. In linea di principio il maggiore interesse alla deroga in questione potrà esservi in relazione al soggetto che pone in essere i lavori in questione quale ad esempio l’impresa che potrà concedere lo sconto in fattura in relazione agli interventi effettuati.

Detta impresa, infatti, ben potrebbe essere debitrice nei confronti dell’erario per importi superiori a quelli previsti dalla norma e, in assenza di una deroga specifica, di fatto non avrebbe potuto spendere in compensazione il credito di imposta. La previsione normativa, peraltro, rappresenta una assoluta eccezione rispetto all’articolato panorama dei crediti di imposta che sono stati introdotti nel corso degli ultimi mesi per effetto delle diverse misure normative adottate per contrastare il periodo emergenziale. Infatti, in base a quanto previsto dall’articolo 122 del decreto legge n. 34 del 2020, nessuna deroga analoga a quanto esaminato in precedenza è disciplinata. Detta ultima norma, in generale, prevede la possibilità che formino oggetto di cessione anche i crediti di imposta sulle locazioni nonché quelli riferiti alle spese sostenute per l’adeguamento degli ambienti di lavoro ovvero per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione.

Il comma 3 dell’articolo 122, precisando che i cessionari utilizzano il credito di imposta in compensazione con le stesse modalità di utilizzo spettanti in capo al cedente, non richiamano come visto la specifica deroga alle disposizioni contenute nell’articolo 31 del dl n. 78 del 2010. Cosicché, in caso di debito fiscale scaduto e di importo superiore a 1.500 euro che grava sul cessionario di detti crediti, lo stesso non potrà porre in essere la compensazione attraverso il modello F24. Fermo restando che, in ogni caso, i crediti in questione, sia quelli dell’articolo 121 che dell’articolo 122, laddove eccedenti non possono essere riportati a nuovo nell’anno successivo ovvero richiesti a rimborso

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