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Fatturazioni a 28 giorni, operatori tlc nel mirino

L’ipotesi dell’Antitrust è quella che Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre possano aver fatto cartello: un «supposto coordinamento» che «sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte da mensile a quattro settimane». Insomma, per l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, fra i 4 big delle tlc potrebbe esserci stata un’intesa restrittiva della concorrenza, visto che nel ritorno alla fatturazione mensile (come prescritto da una norma di fine 2017) tutti hanno deciso di mantenere il costo annuale che in questo passaggio era aumentato dell’8,6 per cento. E con «una comunicazione dall’identico contenuto».
L’ipotesi è pesante e in ballo c’è una sanzione che può arrivare al 10% del fatturato. Di certo si aggiunge un altro capitolo spinoso in questa vicenda che vede coinvolti i 4 principali operatori del mercato italiano delle tlc. L’Authority ha ora avviato un provvedimento istruttorio per accertare se le quattro società, insieme con l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni-Asstel, abbiano «in violazione dell’art. 101 del Tfue coordinato la propria strategia commerciale», a seguito dell’introduzione di nuovi obblighi regolamentari e normativi.
La comunicazione dell’Autorità ieri sera è stata preceduta da ispezioni da parte dei funzionari dell’Agcm con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.
Gli operatori respingono ogni addebito. Tim «esclude categoricamente che ci sia stato qualsiasi coordinamento della propria strategia commerciale con altri operatori anche in merito alle modalità e alle tempistiche di ottemperanza alla legge 172/2017 che, peraltro, impone a tutto il mercato di adottare, entro il 5 aprile 2018, la cadenza di fatturazione mensile per i servizi di rete fissa e mobile». Wind Tre dichiara di aver «fornito, con la massima collaborazione, tutte le informazioni richieste. L’azienda conferma di aver pienamente rispettato le disposizioni di legge e di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale». Vodafone si è detta «convinta della correttezza del proprio operato e sta collaborando attivamente con l’Autorità» e Asstel parla di «massima collaborazione alle autorità, nella consapevolezza di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale». Fastweb dal canto suo, pur affermando che «collaborerà come ha sempre fatto con l’Autorità», ha invece evidenziato «come Agcom avesse segnalato ad Agcm già nel 2015 una possibile intesa fra operatori Tim, Vodafone e Wind» ma che «Agcm non rilevò nessuna criticità». Ricostruzione importante visto che «a febbraio 2017 Fastweb si è trovata a doversi adeguare, due anni dopo».
Soddisfazione, di converso, è stata espressa dalle associazioni dei consumatori per un’istruttoria che rappresenta un ulteriore grattacapo per le compagnie in una vicenda che prende avvio dal 2015. Allora – ricostruisce l’Agcm – Tim, Vodafone e Wind decidono di modificare il periodo di rinnovo delle offerte ricaricabili per la telefonia mobile portandolo da cadenza mensile a 28 giorni. Successivamente si passa alla telefonia fissa e si adegua anche Fastweb. Il primo intervento sul tema è di Agcom nel marzo 2017 con la delibera 121 in cui viene stabilita l’obbligatorietà della fatturazione mensile per i servizi sul fisso e ibridi (salvo il mobile), imponendo di adeguarsi entro 90 giorni. Obbligo andato a vuoto anche perché nel frattempo gli operatori fanno ricorso al Tar. A dicembre Agcom interviene nuovamente, multando per 1,16 milioni ciascuno i 4 operatori e prescrivendo un rimborso per i clienti nella prima bolletta tornata mensile. A fine 2017 si muove anche il Parlamento con il decreto fiscale (148/2017 convertito con legge 172/2017)che ha obbligato alla fatturazione su base mensile – a partire da aprile – nelle tlc, ma anche per le pay tv. Siamo così ai giorni scorsi, quando il Tar boccia il ricorso delle telco e di Asstel contro la delibera Agcom di marzo 2017, ma “congelando” fino a fine ottobre (per il giudizio di merito) i rimborsi automatici in bolletta che alle compagnie costerebbero centinaia di milioni.
Ieri il provvedimento Antitrust in cui si fa espresso riferimento a un possibile «concerto di strategie commerciali» con gli aumenti scattati per tutti. A ogni modo, si legge in un comunicato dell’Agcm non si esclude «la possibilità che l’intesa fra operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane di rinnovi».

Andrea Biondi

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