Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Antiriciclaggio per gli «exchanger» ma c’è il nodo dell’identificazione

La diffusione delle valute virtuali decentralizzate (criptovalute e bitcoin) ha suscitato l’attenzione della Commissione europea che, preoccupata della vulnerabilità del sistema, ha inserito nella proposta di modifica alla IV direttiva antiriciclaggio nel luglio 2016 (Com/2016/450/Final) due nuove categorie di soggetti destinatari degli obblighi:
le piattaforme di cambio di valute virtuali (exchanger);
i prestatori di servizi di portafoglio digitale (custodial wallet).
Tale proposta è diventata la V direttiva antiriciclaggio, con l’obiettivo di rafforzare i poteri delle unità di informazione finanziaria (Uif), di ampliare i soggetti destinatari, di ridurre i rischi connessi agli strumenti prepagati anonimi, di aumentare i controlli nei Paesi terzi a rischio e di rendere maggiormente accessibili e interconnessi i registri dei titolari effettivi. Attualmente, la V direttiva è in discussione in Parlamento europeo (procedura 2016/0208/Cod).
L’Italia gioca d’anticipo
Il Governo italiano, nell’esercizio della delega per il recepimento della IV direttiva antiriciclaggio (direttiva 849/2015) ha anticipato alcune di queste proposte, riformulando l’articolo 3 del Dlgs 231/2007 (soggetti destinatari), inserendo tra gli operatori non finanziari, gli exchanger, definiti alla lettera i) come «i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso».
In linea con le indicazioni di Corte di giustizia, Bce ed Eba, il legislatore ha fortemente differenziato le valute virtuali dalle valute a corso legale, con definizioni diverse. La norma cataloga le attività connesse alle valute virtuali definendo i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale quali «ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi – a titolo professionale – servizi funzionali all’utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale» e richiedendo agli stessi di iscriversi in una specifica sezione del registro dei cambiavalute attraverso una comunicazione, le cui modalità e tempistiche sono rimandate a un decreto del ministero delle Finanze di prossima emanazione. È evidente che la normazione secondaria dovrà individuare la definizione di tali categorie, con particolare attenzione alla differenza tra scambio e conversione.
Due tipi di operatori
Gli exchanger possono essere individuati in quei soggetti che offrono servizi di contrattazione attraverso la quotazione dei tassi di cambio per l’acquisto/vendita di valuta virtuale contro le principali valute a corso legale, offrendo servizi immediati di conversione (spot o a pronti), attività da svolgersi in maniera professionale. Gli exchanger possono essere di due tipi, fisici o virtuali, con problemi diversi da affrontare relativamente all’adeguata verifica. Gli exchanger che impongono il contatto fisico con il cliente, potranno seguire le normali procedure di adempimento, mentre quelli virtuali restano nel limbo, dato che la previsione di identificazione a distanza necessita di idonee forme e modalità (articolo 19, comma 1, n. 5) che le autorità di settore devono ancora definire.
L’inserimento degli exchanger nella normativa dovrà confrontarsi con l’eterogeneità degli stessi e la concreta operatività, dovendo tenere in debito conto come la tracciabilità delle valute virtuali si intersechi con la normativa di protezione dei dati personali. Ogni soggetto dovrà sviluppare la propria politica di gestione del rischio per graduare le entità delle misure e individuare eventuali operazioni sospette, con le difficoltà di un sistema innovativo e in evoluzione.

Stefano Capaccioli

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa