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Da 1.000 a 50 mila euro, con rischi e senza

Che cosa faccio se mi trovo per le mani mille o 50 mila euro nell’era dei rendimenti sottozero? Dipende: se sono tutto quello che ho, oppure se sono solo una parte dei miei risparmi, quello che posso fare è diverso.

Le banche centrali hanno rimesso in moto la macchina della liquidità. E lo hanno fatto con forza. Prima la Bce, che lo scorso 12 settembre ha portato i tassi sui depositi a -0,50%, annunciando un nuovo quantitative easing da 20 miliardi di euro a mese. È partita anche la nuova ondata di finanziamenti alle banche. E poi la Fed, che mercoledì 18 settembre ha tagliato i tassi di uno 0,25%, portandoli nella forbice 1,75-2%. Ma se la banca centrale americana ha ancora delle munizioni, il bazooka della Bce, che non è onnipotente, è rimasto pressoché scarico. Da qui l’invito di Mario Draghi rivolto alle istituzioni politiche a darsi da fare con le politiche fiscali. Il contesto, insomma, non è facile per le famiglie che vanno a caccia di rendimento.

La liquidità lasciata sui conti è sempre abbondante. Circa 1.400 miliardi, di cui 900 praticamente infruttiferi. Una non scelta (talvolta obbligata per chi ha poche risorse) che, solo quest’anno, considerando un’inflazione acquisita dello 0,8%, costerà alla famiglie circa 7 miliardi la perdita del potere d’acquisto). Senza considerare i soldi che avranno speso tra spese bancarie e imposte di bollo e il mancato rendimento derivante da un’eventuale investimento. Come spiega Raffaele Zenti, fondatore di AdivseOnly: «Secondo uno studio della London Business School, dal 1900 al 2018 i mercati azionari internazionali hanno reso in media il 4,2%, le obbligazioni internazionali l’1,1% e i portafogli bilanciati il 2,65%. Negli ultimi 50 anni, invece, i rendimenti ammontano rispettivamente al 4%, al 3,7% e al 3,85%».

Troppo poco?

Insomma gli italiani, forse, investono meno di quanto potrebbero. Anche per una scarsa educazione finanziaria. Lo dice la Consob nel suo ultimo rapporto (2018) sulle scelte di investimento delle famiglie. Su un campione di 1.600 persone, soltanto uno su due conosce le nozioni finanziarie di base, mentre il 20% appena è in grado di comprendere il rapporto tra rendimento e prezzo di un’obbligazione. E non è un caso, dunque, se la propensione agli investimenti è più elevata al nord Italia, dove ci sono maggiori conoscenze finanziarie. In media il tasso di partecipazione degli italiani ai mercati finanziari è fermo al 29%o. Ma anche questa minoranza che investe non lo fa in maniera efficiente: il grosso dei risparmi (più del 50%) è infatti allocato in conti correnti bancari e postali, rinunciando al rendimento offerto da altre forme di investimento.

Se da un lato un mondo a tassi scomparsi fa bene alle famiglie indebitate, dall’altro lato non offre molto opportunità prive di rischio per ottenere un rendimento reale (al netto dell’inflazione) positivo. I Bot hanno tassi negativi (l’ultima asta dell’11-12 settembre si è chiusa con un rendimento lordo a un anno di -0,226%), mentre i tassi di interesse sui conti correnti sono quasi nulli. Ma se si fa un giro tra le promozioni di alcuni conti deposito è possibile trovare rendimenti nominai lordi fino al 3,25%. Come quello offerto da illimitybank (la nuova banca diretta del gruppo illimity) a chi apre un conto entro il prossimo 15 novembre e vincola i risparmi per 5 anni (in caso di conto deposito svincolabile il tasso lordo scende al 2,75%).

Oppure si può sfruttare il pagamento anticipato degli interessi (lo fa, per esempio, Rendimax) per costruirsi in casa un prodotto a garanzia del capitale (non copre però l’inflazione) che alla fine potrebbe anche «regalare» rendimenti interessanti (vedi box in pagina). Nelle tre coppie di soluzioni indicate qui sotto abbiamo guardato mille, 10 mila e 50 mila euro con l’occhio di chi non vuole rischiare — perché magari mille euro sono tutti i suori risparmi — ma anche con quello di chi si ritrova la stessa cifra come un «di più». Qualcosa che si può mettere via, usando azioni o strumenti molto volatili, come le valute. L’importante è diversificare, in base all’ammontare che si ha a disposizione. Se parliamo di 10 mila euro, converrebbe limitarsi a una ripartizione su 2/3 strumenti, per non appesantire le spese con le commissioni di negoziazione.

La quantità giusta

Ma già da 50 mila euro ci si può sbizzarrire su più strumenti, ma senza esagerare ed evitando di comprare prodotti simili. «La diversificazione è un po’ come il bagher nella pallavolo: un fondamentale difensivo — spiega Zenti — . Dunque, va imparato bene. Purtroppo, però, spesso si sbaglia, diversificando troppo poco oppure esagerando. C’è un corollario che bisogna sempre tenere a mente: un’ampissima diversificazione serve solo agli investitori che non hanno idea di ciò che stanno facendo. Quindi, occorre una giusta misura», conclude.

Gabriele Petrucciani

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