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Indagine su Ansaldo perquisite sedi Hitachi e Finmeccanica

Quattro pagine per mettere nel mirino l’offerta pubblica di acquisto del colosso giapponese Hitachi su Ansaldo Sts. Un ordine di perquisizione recapitato dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria nella succursale italiana di Hitachi, a Napoli, negli uffici della direzione di Finmeccanica, nella Capitale, e in quelli genovesi di Ansaldo. I finanzieri hanno acquisito documentazione anche al numero uno di Finmeccanica Mauro Moretti – ex ad di Ferrovie dello Stato -, comprese le memorie del personal computer e dei telefoni cellulari.
Per il momento, il pubblico ministero milanese, Adriano Scudieri del dipartimento sui reati finanziari diretto dall’aggiunto Francesco Greco, non ha iscritto alcun indagato, ma le accuse formulate sono quelle di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza. Nel mirino la cessione del 40% da parte di Finmeccanica – che controllava Ansaldo – alla casa nipponica, ufficializzata nel novembre dello scorso anno.
L’opacità dell’intera operazione di cessione del ramo ferroviario da parte dell’azienda italiana era stata evidenziata in una relazione inviata in procura dagli ispettori della Borsa poco prima di Natale. Il sospetto era che ci fosse stata una sovravvalutazione di Ansaldo Breda per circa 32 milioni di euro, nel pacchetto complessivo di cessione. Un danno per gli azionisti – stando a Consob – che hanno permesso ai manager Hitachi di lanciare l’Opa – questo il nocciolo dell’accusa – a un costo più basso rispetto a quello previsto dalla normativa. Da qui la decisione dell’authority di Piazza Affari di rialzare il prezzo pagato per ogni azione, da 9,5 a 9,899 euro.
I reati finanziari, al momento, sembrano essere solo la testa d’ariete per capire la reale correttezza dell’intera operazione. Una alterazione del valore reale di Ansaldo avrebbe portato infatti un netto guadagno a Hitachi, risparmiando sul prezzo globale dell’Opa. E sul motivo di questo sospetto, ora, i pm milanesi cercano di vederci più chiaro. Da qui, le approfondite perquisizioni anche di posta elettronica e messaggi telefonici.
A fare scoppiare lo scandalo era stato il fondo Bluebell Partners, che in un esposto aveva parlato esplicitamente di un «accordo collusivo» tra Finmeccanica e Hitachi. Ipotesi che è stata poi avvalorata da Consob.
Il colosso giapponese, attraverso Kentaro Masai, direttore amministrativo di Hitachi rail global, fa sapere da Miami che la sua «azienda collaborerà con le autorità italiane, ma in questo momento è troppo preso per poter commentare gli sviluppi dell’indagine».

Emilio Randacio

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