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Crediti, si stringe sul decreto taglia-tempi

Gli obiettivi sono scritti nero su bianco nel Programma nazionale di riforme accluso al Def: aumentare la quota di crediti deteriorati venduti o cartolarizzati dal 5% al 30% (in almeno 5 anni) e ridurre lo sconto che gli investitori chiedono per l’acquisto dei crediti deteriorati dal 50% al 30% (sempre in 5 anni). Due target che sarebbero accompagnati da un terzo effetto finanziario: una riduzione del tasso di interesse sui prestiti alle imprese di 10 punti base dal 2016 al 2019. Risultato: un impatto espansivo sul Pil di due decimali in tre anni.
Il decreto atteso per la prossima settimana a supporto dell’operazione Atlante punta ad anticipare di molto questi risultati di medio termine lanciando subito alcune delle misure previste nella delega al Governo sulle procedure di insolvenza, il cui iter alla Camera non è ancora iniziato. Su quali contenuti si stanno concentrando i tecnici del Mef, insieme con i colleghi di Giustizia e di palazzo Chigi, c’è naturalmente il top secret. Di sicuro, per ora, c’è solo che il decreto arriverà nei primi giorni della prossima settimana, al rientro della missione washingtoniana del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
Non dovrebbero entrare in un provvedimento d’urgenza le misure più sistemiche dei decreti delegati previsti dalla ddl predisposto dalla Commissione Rordorf. Non potranno esserci, per esempio, misure innovative come l’allerta preventivo sulle situazioni di semi-insolvenza studiate per evitare le lunghe procedure concordatarie. Mentre potrebbero invece entrare nel decreto semplificazioni sul recupero crediti o l’escussione di garanzie che, insieme con le misure già adottate l’anno scorso sul tema dei crediti deteriorati (legge 132/2015) possono consentire di centrate l’obiettivo voluto. Ieri fonti governative si sono limitate a far sapere che il documento con il piano del Fondo Atlante, lo strumento per il sostegno delle ricapitalizzazioni delle banche e la cartolarizzazione delle sofferenze che è stato diffuso in giornata sul sito internet di un giornale «non è una delle ultime bozze di lavoro circolate tra gli addetti». Mentre si è appreso che oggi il consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti si riunirà per valutare i termini della prevista partecipazione al Fondo. I consiglieri della Spa controllata dal Tesoro studieranno il dossier per valutare in primis l’impegno finanziario previsto (da indiscrezioni non confermate la società di via Goito interverrebbe con 500-600 milioni) ma anche per verificare che la solidità del sistema Cassa spa venga preservata.
Sull’altro contenuto del decreto legge in arrivo, vale a dire lo schema allargato per i rimborsi degli obbligazionisti subordinati della quattro banche poste in risoluzione il 22 novembre scorso, ieri è arrivata una nuova conferma dal viceministro all’Economia, Enrico Zanetti: «Credo che sia una questione di pochi giorni e dovrebbero esserci a breve nell’ambito di un decreto con altre misure sulle banche» ha affermato il viceministro.
Nei giorni scorsi hanno fatto sostanziali progressi i confronti tecnici con lo staff della commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager. E il testo potrebbe essere chiuso entro la settimana. L’obiettivo è di garantire rimborsi a tutti gli obbligazionisti (10.500 circa) ampliando il previsto fondo di solidarietà da 100 a circa 300 milioni. Le maggiori risorse, così come i 100 milioni iniziali della Stabilità, arriverebbero tutti dal sistema creditizio, ovvero dal Fondo interbancario di tutela dei depositi e soprattutto dalle plusvalenze che le good bank potrebbero realizzare con la cessione dei crediti d’imposta ereditati dalle quattro banche fallite. Con una norma ad hoc inserita nel Dl in arrivo, infatti, verrebbe consentito agli istituti sottoposti a procedura di risoluzione di poter cedere i crediti d’imposta generati dalla imposte differite anticipate, cosiddette “Dta”. Secondo le regole attuali la cessione di questi crediti è autorizzata soltanto tra istituti appartenenti allo stesso gruppo (legge 255/2010). Per altro la Banca d’Italia ha già disposto il passaggio all’organo ponte di tutte le poste attive e passive delle banche fallite, ma restano dubbi sulla legittimità del passaggio anche di questi crediti d’imposta. La nuova norma serve dunque anche a legittimare giuridicamente eventuali cessioni di crediti già avvenute fuori da gruppi societari.

Davide Colombo

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