Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pronta l’intesa sugli aiuti Ue. All’Italia 208 miliardi. Però è previsto un freno

Accordo a Bruxelles sugli aiuti Ue. All’Italia 208 miliardi, 82 di sussidi e il resto di prestiti. Così il nostro Paese si conferma primo beneficiario del Fondo. Il Recovery Fund sarà dotato di 750 miliardi: 390 di sussidi e 360 di prestiti. L’Olanda la spunta sul freno: a varare i finanziamenti sarà il Consiglio europeo, ma con una maggioranza qualificata. I soldi saranno raccolti con Eurobond, ma arriveranno dal 2021. Nella quarta notte consecutiva di negoziati superato l’ultimo ostacolo: il rispetto dello stato di diritto in Ungheria e Polonia come condizione per gli aiuti.

BRUXELLES — E’ finalmente pronto l’accordo sul Recovery Fund: i leader europei impegnati nei negoziati da venerdì scorso, all’una e mezza di notte avevano chiuso tutti i punti dell’intesa e attendevano la limatura giuridica dei testi per approvare il testo finale al termine di una trattativa combattuta fino all’ultimo e risolta sul filo di lana nell’ennesimo incontro sulle riforme tra Conte e Rutte, guidati da Merkel e Macron. Può dunque vedere la luce il piano da 750 miliardi per salvare i paesi più colpiti dal Covid dal tracollo finanziario, soldi che saranno reperiti da Bruxelles tramite gli Eurobond. Un passo storico per l’Unione, che cambia le politiche economiche del continente al termine di un drammatico summit che eguaglia per lunghezza il record di quattro giorni e quattro notti di colloqui del vertice di Nizza del 2000.
Ieri sera dopo un’altra infinita giornata di bilaterali e rinvii del decisivo incontro a ventisette, Charles Michel ha radunato i capi di Stato e di governo e insieme alla cena ha servito la nuova bozza di accordo, attesa da 48 ore. La proposta salva i 750 miliardi del Recovery, anche se dei 500 miliardi a fondo perso 110 si trasformano in prestiti su spinta dei “frugali”, che ottengono anche un aumento dei loro rebates. Con un equilibrio finale rispettivamente di 390 e 360 miliardi. Grazie a uno spostamento delle poste all’interno del “Next Generation Eu”, l’Italia limita i danni e perde 3,8 miliardi di aiuti da non rimborsare, con l’asticella a 81,4. Guadagna invece 38 miliardi di prestiti, nella nuova versione pari a 127 miliardi.
Sommando le due voci, dei 750 miliardi europei 208 andrebbero al nostro Paese, confermato primo beneficiario del Fondo. I soldi degli Eurobond inizieranno ad arrivare nel secondo trimestre del 2021.
L’Italia però sarà sorvegliata speciale sull’uso dei finanziamenti. Nella prima proposta di Ursula von der Leyen, sarebbe stata la Commissione a decidere sui fondi, lasciando ai governi un ruolo marginale. Soluzione contrastata da Rutte, intenzionato ad avere un diritto di veto per costringere Roma anche alle riforme più impopolari. Di fronte alla pressione olandese, dopo giorni di scontri con Conte, che resteranno nella memoria collettiva del vertice, si è arrivati all’arzigogolata proposta di Michel, che ieri notte al termine dell’ennesimo vertice Conte-Rutte-Merkel-Macron, è stato leggermente smussato.
La soluzione prevede che quando un governo proporrà il suo Piano nazionale di riforme, precondizione per accedere al Recovery, la Commissione deciderà entro due mesi se promuoverlo in base al tasso di rispetto di politiche verdi, digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020: per l’Italia riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità. Su richiesta di Rutte, contrastata invano da Conte, il giudizio di Bruxelles sarà però votato anche dai ministri a maggioranza qualificata: un gruppo di paesi che rappresenta il 35% della popolazione potrebbe bloccarlo. Rutte è inoltre riuscito a imporre un “Super freno d’emergenza” per i successivi esborsi dei soldi. Significa che le singole decisioni sui pagamenti della Commissione dovranno essere confermate dagli sherpa dei ministeri delle Finanze della zona euro (Efc) «per consenso»: qualcosa meno di un diritto di veto. Inoltre «se uno o più governi» dovessero vedere «serie deviazioni dai target », potranno chiedere che la situazione di un singolo Paese venga discussa dai leader al successivo Consiglio europeo, con la Commissione che dovrà bloccare i pagamenti. I leader dovranno risolvere la faccenda «in modo decisivo», compariva nell’ultima bozza. Una formulazione volutamente ambigua del processo politico sulle riforme che dava modo a Rutte di interpretarlo come diritto di veto ma sostituito all’una di notte nell’ultimo incontro con Conte, Merkel e Macron con la formula «in modo esaustivo ». Tutto il processo potrà durare al massimo tre mesi, al termine dei quali sarà la Commissione ad avere l’ultima parola sui fondi, scartando la richiesta olandese di lasciare la decisione finale ai governi. La procedura potrebbe quanto meno rallentare l’arrivo dei soldi ed esporre il governo a forti condizionamenti politici delle altre capitali. La coppia franco-tedesca ha invece difeso Conte dal taglio dei soldi, con gli stessi nordici che hanno lottato contro i sussidi ma non hanno mai cercato di intaccare l’assegno per l’Italia. Nella notte è stato superato anche lo scontro tra Macron e Rutte, convinti di vincolare i fondi al rispetto dello stato di diritto, e Orbàn e Morawiecki con una soluzione smussata.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa