14.06.2022 Icon

Nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa antitrust

Chi è interessato alla declaratoria di nullità parziale della fideiussione omnibus per violazione della L. n. 287 del 1990 ha l’onere di allegare la concreta incidenza della pronuncia sulla pretesa giudiziale azionata contro la parte. 

Queste sono le ragioni in virtù delle quali la Corte d’Appello di Milano, con una recente pronuncia, ha respinto la domanda volta alla declaratoria di nullità parziale del contratto di fideiussione.

In particolare, l’appellante, con il primo motivo di gravame, aveva domandato la riforma della sentenza nella parte in cui il giudice di prime cure aveva omesso di valutare la questione di nullità della fideiussione, in quanto contenente le clausole 2, 6 e 8 riproduttive dello schema A.B.I. e dichiarate nulle dalla Banca d’Italia con provvedimento n. 55/2005, per violazione dei principi in tema di libera concorrenza di cui all’art. 2 Legge 287/1990. 

La Corte d’Appello, nel rilevare che questione della nullità integra un’eccezione in senso lato, rilevabile anche d’ufficio e in grado di appello, è entrata nel merito ed ha osservato che, in base alla disciplina di cui all’art. 1419, primo comma, c.c. la nullità della singola clausola contrattuale – o di talune clausole del negozio – comporta la nullità dell’intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte.

Richiamando le parole delle recenti Sezioni Unite (sentenza n. 41994/2021) “… tale ultima evenienza è di ben difficile riscontro nel caso in esame. Ed invero, avuto riguardo alla posizione del garante, la riproduzione nelle fideiussioni delle clausole nn. 2, 6 e 8 dello schema ABI ha certamente prodotto l’effetto di rendere la disciplina più gravosa per il medesimo, imponendogli maggiori obblighi senza riconoscergli alcun corrispondente diritto; sicché la loro eliminazione ne alleggerirebbe la posizione. D’altro canto, però, il fideiussore (nel caso di specie socio della società debitrice principale), salvo la rigorosa allegazione e prova del contrario, avrebbe in ogni caso prestato la garanzia, anche senza le clausole predette, essendo una persona legata al debitore principale e, quindi, portatrice di un interesse economico al finanziamento bancario. Osserva – al riguardo – il provvedimento n. 55/2005 che il fideiussore è normalmente cointeressato, in qualità di socio d’affari o di parente del debitore, alla concessione del finanziamento a favore di quest’ultimo e, quindi, ha un interesse concreto e diretto alla prestazione della garanzia. Al contempo, è del tutto evidente che anche l’imprenditore bancario ha interesse al mantenimento della garanzia, anche espunte le suddette clausole a lui favorevoli, attesa che l’alternativa sarebbe quella dell’assenza completa della fideiussione, con minore garanzia dei propri crediti” (cfr. par. 2.15.3). 

La Corte ha osservato che formula una contestazione generica l’appellante che si limiti ad allegare la coincidenza tra le clausole dello schema A.B.I. del 2002 ritenute anticoncorrenziali e le clausole, di analogo contenuto, presenti nella fideiussione, affermando che le stesse siano essenziali per la conclusione dell’intero contratto in quanto predisposte dalla Banca stessa, la quale, successivamente ha azionato la fideiussione, la contestazione rimane generica. 

La contestazione, così formulata, non è sufficiente a fornire la prova che i contraenti non avrebbero concluso il contratto in mancanza delle clausole censurate.

Con riferimento alla nullità parziale, la Corte ha precisato, dal pari, che colui che invoca la nullità di talune clausole contrattuali ha l’onere di allegare la concreta incidenza della pronuncia sulla pretesa giudiziale azionata dalla controparte. 

L’interesse ad agire, ex art. 100 c.p.c., anche nelle azioni di mero accertamento, deve essere “concreto ed attuale” in quanto la parte persegue la tutela di un diritto “non può risolversi nella mera contestazione di fatti, pure se giuridicamente rilevanti, laddove non si riflettano sulla posizione giuridica azionata”.

 La Corte è, poi, entrata nel merito dell’eccezione di liberazione ex art. 1957 c.c. e, richiamando un orientamento ormai diffuso nella giurisprudenza di merito in tema di contratto autonomo di garanzia (si veda, per continuità, Corte d’Appello di Milano sentenza n. 890 del 18.03.2021; Corte d’Appello di Milano, sentenza n. 2110 del 5 luglio 2021, Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sentenza del 19.02.2022), ha affermato che, ove le parti abbiano convenuto che il pagamento debba avvenire “a prima richiesta”, l’eventuale rinvio pattizio alla previsione della clausola di decadenza di cui all’art. 1957, comma primo, c.c. debba intendersi esclusivamente riferito al termine semestrale indicato nella disposizione. 

Deve dunque ritenersi sufficiente, onde evitare la decadenza, la semplice proposizione di una richiesta stragiudiziale di pagamento “atteso che, diversamente interpretando, vi sarebbe contraddizione tra le due clausole contrattuali, non potendosi considerare “a prima richiesta” l’adempimento subordinato all’esercizio di una domanda giudiziale”. 

La pronuncia in esame, dunque, ha contribuito a chiarire i confini dell’onere di allegazione in capo alla parte che ha interesse a far valere la nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust ed ha altresì dato conferma all’orientamento in tema di contratto autonomo di garanzia. 

Corte d’App. Milano, 31 marzo 2022

Camilla Capaldo – c.capaldo@lascalaw.com

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