28.06.2022

Motori, contro il bando al 2035 l’Italia cerca sponde a Berlino

  • La Repubblica

L’Italia tira dritto, sperando che la Germania riveda la propria posizione e decida di appoggiare il documento presentato dal nostro governo insieme a Romania, Bulgaria, Portogallo e Slovacchia per rinviare lo stop alla vendita delle auto a benzina e diesel in Europa dal 2035 al 2040. «La neutralità tecnologica è una questione chiave, non crediamo a un’unica soluzione per i trasporti», ha detto ieri il ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani. «La neutralità va raggiunta concordando la strada» con i partner, ha spiegato, «sarebbe meglio avere più opportunità» con «una convivenza per un paio di decenni» tra batterie e carburanti sintetici. «È un approccio aperto, non abbiamo nessuna linea rossa», dice il ministro del governo Draghi.

Oggi a Lussemburgo durante la riunione dei ministri all’Ambiente dei Paesi toccherà però ai tedeschi fare da ago della bilancia sulla scelta di imboccare la strada dell’elettrico già nel 2035, o attendere. Sarà presente la ministra Verde Steffi Lemke che non ha mai espresso dubbi sulla messa al bando dei motori tradizionali, appoggiando quindi inpieno la proposta della Commissione. Ma molti suoi colleghi di governo la pensano in modo diverso.

L’impianto di regole ha ottenuto anche il via libera dal Parlamento europeo. Ora tocca ai 27 governi degli Stati membri trovare una sintesi per trattare con Parlamento e Commissione il dispositivo finale. Il governo tedesco si è espresso a favore, ma il confronto tra le anime, i verdi, i liberali e i socialisti, è forte. Le questioni in gioco, tra il rispetto dei traguardi di abbattimento delle emissioni di CO2 e la quantità di posti a rischio in Europa nell’industria dell’auto – le previsioni sono di mezzo milione stanno creando tensioni. La Germania potrebbe astenersi? I Paesi che sostengono lo stop al 2035 sperano di no, perché l’astensione equivarrebbe ad un voto contrario e potrebbe creare una minoranza di blocco: almeno quattro Paesi con più del 35% della popolazione europea si metterebbero di trasverso. Nellapre-riunione di venerdì la Germania non ha espresso posizioni.

La decisione tedesca avrebbe un impatto anche su quella della Francia, che presiede il Consiglio e quindi è attenta a non influenzare il dibattito nella fase istruttoria, e della Repubblica Ceca, non ostile a dare ai propulsori a benzina e diesel cinque anni di vita in più. Anche il Belgio potrebbe rappresentare una sorpresa, come le Repubbliche Baltiche. Se il Portogallo fa parte del gruppo di Paesi che hanno preso l’iniziativa per modificare le norme, la Spagna, uno dei più forti produttori in Europa, rimane fedele all’impostazione dello stop alla vendita al 2035 per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050.Dopo la pre-riunione di venerdì è partita una trattativa per trovare soluzioni che evitino spaccature. Alla fine i Paesi potrebbero accogliere la proposta di spostare lo stop a benzina e diesel per i furgoni al 2040 e di concedere ancora più anni alle aziende che fanno piccole produzioni, vedi la Motor Valley italiana. Gli Stati che non vogliono cedere vedrebbero confermato il 2035, ma con un passaggio intermedio: un check-point di verifica della situazione, tra transizione ed effetti sul lavoro, intorno al 2028-29. Una sorta di ultimo appello. Escamotage utilizzato anche in altre occasioni, a meno che oggi non si voglia arrivare alla conta. Anche se lo stesso Cingolani dice che non ci sono linee rosse «su stop diesel e benzina va concordatastrada Ue».