26.05.2022 Icon

Mancata pubblicazione sul PVP: estinzione atipica o tipica?

Con un recente arresto, la Suprema Corte ha chiarito quali siano le conseguenze della mancata pubblicazione dell’avviso di vendita sul Portale delle Vendite Pubbliche e quelle del mancato rispetto del termine (ordinatorio) per l’anticipazione delle spese di pubblicità.

Nel caso in esame, i debitori esecutati avevano sollevato istanza di estinzione ai sensi dell’art. 631-bis c.p.c. del processo esecutivo promosso in loro danno, eccependo l’inesistenza e l’omissione della pubblicazione dell’avviso di vendita, in quanto eseguita da un soggetto non abilitato (custode giudiziario), anziché dai creditori individuati dall’ordinanza come unici soggetti legittimati alla pubblicazione sul Portale delle Vendite Pubbliche (il cosiddetto “P.V.P.”).

Il Giudice dell’esecuzione respingeva l’istanza promossa dai debitori, affermando che l’estinzione prevista dall’art. 631-bis c.p.c. è conseguenza dell’omessa (o intempestiva) pubblicazione dell’avviso di vendita nel P.V.P. solo se essa sia imputabile al creditore. Nella fattispecie, invece, l’avviso era stato pubblicato nei termini e la sottoscrizione era avvenuta ad opera di un soggetto abilitato secondo la prassi del tribunale adito.

I debitori reclamavano l’ordinanza di rigetto che veniva respinta dal Collegio Giudicante, in ragione del fatto che la riferibilità dell’avviso al custode, anziché al cancelliere, non poteva dar luogo a inesistenza dell’atto e nemmeno a nullità dello stesso, in ragione del principio sancito dall’art. 156 c.p.c.

La sentenza veniva impugnata in appello ma la Corte territoriale respingeva il gravame sulla base della motivazione che la pubblicazione dell’avviso di vendita sul PVP non fosse stata fatta nei termini per un malfunzionamento dell’ufficio competente, e dunque non per un comportamento imputabile al creditore ex art. 631-bis c.p.c.

Chiamata quindi a dirimere la questione, la Corte di Cassazione ha dapprima riaffermato la necessità del rigoroso rispetto di tutte le disposizioni contenute nell’ordinanza di vendita e che, all’omissione della pubblicità obbligatoria, consegue la nullità dell’aggiudicazione e del decreto di trasferimento (vizio che va dedotto con l’opposizione ex art. 617 c.p.c.).

Chiarito questo aspetto, la Suprema Corte elenca quindi i presupposti di applicazione dell’estinzione tipizzata dall’art. 631-bis c.p.c.:

a) il termine per la pubblicazione sul P.V.P. deve essere stato determinato dal giudice dell’esecuzione o dal professionista delegato;

b) il predetto termine deve essere spirato invano;

c) l’omessa pubblicazione è causa dell’inerzia (o inadempimento) del creditore.

Sussistendo questi presupposti, si verifica l’estinzione tipica ex art. 631-bis c.p.c. che, ribadisce la Cassazione, non riguarda altre fattispecie diverse da quelle previste.

Tuttavia, secondo la sentenza in esame, queste ulteriori fattispecie non tipizzate dal citato articolo non rimangono prive di sanzioni: la mancata esecuzione delle forme pubblicitarie diverse dalla pubblicazione sul P.V.P. può essere denunciata con lo strumento dell’opposizione ex art. 617 c.p.c. e comportare, dopo la vendita, la caducazione del decreto di trasferimento; prima della stessa, la chiusura anticipata del processo, qualora l’omissione sia addebitabile a incuria o inerzia del creditore.

Allo stesso risultato “si perviene anche in caso di mancata anticipazione delle spese di pubblicità, incluso il contributo per la pubblicazione sul Portale delle Vendite Pubbliche prescritto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 18-bis”.

La Suprema Corte opera, dunque, un distinguo: lo spirare del termine per la pubblicazione sul P.V.P. esplicitamente previsto dalla legge e avente natura perentoria, comporta l’estinzione tipica prevista dall’art. 631-bis c.p.c. (se conseguenza, ovviamente, di inerzia colpevole del creditore), mentre il mancato rispetto del termine ordinatorio (che, in assenza di proroga, determina “gli stessi effetti preclusivi della scadenza dei termini perentori“, come statuito da precedenti statuizioni di legittimità) per l’anticipazione delle spese di pubblicità, incluso il contributo per la pubblicazione sul P.V.P. “comporta l’impossibilità per la parte di compiere l’atto indispensabile per la prosecuzione e conduce ad una pronuncia di improseguibilità del processo”.

Tommaso Molteni –  t.molteni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA