20.07.2022 Icon

L’investitore è avvisato se il warning bloccante è attivato

Nella recentissima decisione del 18 luglio 2022, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, l’ACF, torna ad esprimersi in tema di responsabilità dell’intermediario nella prestazione dei servizi di investimento e, in particolare, sull’inadempimento degli obblighi di informazione e sulla mancata rilevazione dell’inappropriatezza delle operazioni. 

Secondo l’orientamento del legislatore europeo e di quello nazionale, nonché della costante giurisprudenza, la ratio delle regole informative nei contratti con l’intermediario è quella di colmare il presunto gapinformativo tra l’utilizzatore e il professionista che nel caso di specie è una Banca. Secondo tale orientamento, chi sottoscrive un’operazione in qualità di utente, ancorché consumatore, dovrebbe essere messo nella posizione di effettuare una scelta informata, consapevole e, per quanto possibile, razionale. 

Nel corso degli anni gli Istituti di credito hanno dunque fatto innumerevoli sforzi per adeguarsi agli standard normativi al fine di adempiere agli obblighi di informazione, sia nella fase precontrattuale che in quella esecutiva del rapporto. Ne consegue che, in linea con il progresso tecnologico, tali innovazioni sono state applicate anche alle piattaforme di internet banking e trading online delle banche

La controversia oggetto del presente articolo rientra, per l’appunto, nell’ambito di un’operazione predisposta online tramite piattaforma internet banking della Banca resistente. 

Il ricorrente aveva acquistato quote di un ETC (Exchange Traded Commodities, vale a dire strumenti finanziari emessi a fronte dell’investimento diretto dell’emittente o in materie prime fisiche – in questo caso sono definiti ETC physically-backed – o in contratti derivati su materie prime), per un importo complessivo di € 10.226,73, subendo tuttavia una perdita pari all’intero capitale investito, equivalente all’80% del suo patrimonio complessivo. 

A fronte di tale perdita, il ricorrente lamentava di non essere stato informato del rischio di poter essere sottoposto alla procedura di bail-in e, in generale, la Banca non avrebbe fornito le informazioni sulle caratteristiche e sui rischi specifici dello strumento finanziario acquistato. 

Il ricorrente denunciava altresì la mancata segnalazione, da parte dell’Istituto di Credito, dell’inappropriatezza delle operazioni disposte in relazione al suo profilo. 

Sulla base di quanto asserito, il ricorrente concludeva chiedendo al Collegio di accertare e dichiarare l’inadempimento dell’intermediario resistente e «per l’effetto, condannarlo al pagamento della somma pari ad € 10.226,73 (…) o alla maggiore o minore somma che sarà ritenuta di giustizia».

Contrariamente alle assunzioni dell’utilizzatore, l’ACF ritiene che la Banca abbia offerto ampia dimostrazione dell’assolvimento degli obblighi informativi. 

Difatti, secondo le modalità di funzionamento del sistema di internet banking, al momento dell’inserimento dell’ordine del ricorrente veniva inoltrato un messaggio con il quale il ricorrente veniva avvertito della non appropriatezza dell’operazione, così come della natura complessa del prodotto su cui intendeva operare. 

In tale sede, la Banca metteva a disposizione del cliente anche la scheda informativa delle caratteristiche del titolo e invitava quest’ultimo a prenderne visione del contenuto del KID (Key Information Document). 

Il messaggio, peraltro, aveva funzionalità bloccante sicché il cliente, per poter procedere egualmente con l’ordine in caso di valutazione di non appropriatezza, doveva dichiarare di averne preso visione. 

Tale meccanismo garantiva così il rispetto dei doveri di informazione e di segnalazione del rischio da parte della Banca.

Alla luce di tali elementi, oltre che sulla base della considerazione per cui il ricorrente aveva effettuato precedentemente investimenti anche in strumenti finanziari complessi e con un più elevato livello di rischiosità di quello oggetto della controversia – che denotano chiaramente una precisa consapevolezza dello stesso a investire, nonché una conoscenza delle tecniche tipiche del trading on line – il Collegio ACF dichiarava di non accogliere il ricorso.

Antonio Ferraguto, Marta Casile

Autore Antonio Ferraguto

Partner

Milano

a.ferraguto@lascalaw.com

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