11.08.2022

L’energia e il doppio ruolo dello Stato azionista

Quello che sta accadendo sul fronte dell’energia, con il prezzo dal gas ai massimi storici, il piano di risparmio europeo e i 30 miliardi che il governo italiano ha impiegato per sostenere le famiglie nel pagamento delle bollette, sta aprendo anche un altro fronte: il rapporto tra le società energetiche, spesso controllate dagli Stati oppure, come nel caso di Eni ed Enel, con lo Stato nel ruolo di primo azionista. In Francia Edf ha deciso di far causa al governo, suo azionista di controllo, per danni. Il motivo? La decisione di Parigi di imporle di vendere l’energia a prezzi più bassi. Una scelta che naturalmente danneggia il conto economico della società. E i dividendi che la stessa società versa ai suoi soci, dunque allo Stato stesso. In Italia il governo ha appena annunciato che chi non paga la tassa sugli extraprofitti non potrà beneficiare del ravvedimento operoso. Dunque, lo Stato punta a incassare sotto forma di tasse risorse che invece potrebbe ricevere sotto forma di dividendi. Anche se bisogna considerare che lo Stato può contare soltanto sul 30% dei dividendi visto che il restante 70% delle azioni appartiene al mercato. Naturalmente il prelievo fiscale scatta sul 100 per cento. Una cosa è certa: la situazione che si è creata rischia di far partire una specie di corto circuito tra il ruolo dello Stato come azionista e quello dello Stato come legislatore.