09.08.2022 Icon

La natura delle rimesse bancarie: onere della prova ai fini della prescrizione

In assenza di prova dell’affidamento, tutte le rimesse devono considerarsi solutorie.

È quanto ribadito da una recente pronuncia del Tribunale di Cremona, chiamato a pronunciarsi sull’annoso tema della prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito bancario e del relativo onere probatorio.

Tale sentenza è stata emessa all’esito di un giudizio promosso da una società correntista nei confronti dell’istituto di credito presso il quale ha intrattenuto rapporti contrattuali per lungo tempo al fine di contestare le condizioni economiche applicate dalla banca quindi di ottenere la restituzione delle somme asseritamente illegittime addebitate sui conti correnti.

La banca ivi convenuta in giudizio ha eccepito preliminarmente la prescrizione delle rimesse affluite sui conti correnti, con decorrenza dalla data dei singoli versamenti, in ragione della loro natura solutoria.

Sul punto, il Tribunale di Cremona, premesso come l’azione di ripetizione di indebito proposta dal cliente di una banca fosse assoggettata all’ordinaria prescrizione decennale, ha richiamato la nota distinzione tra rimesse ripristinatorie – intervenute entro il fido concesso in conto – e rimesse solutorie – intervenute con saldo negativo extrafido o scoperto –  perché determinante al fine di stabilire il dies a quo di decorrenza del termine di prescrizione.

Tanto precisato, il Decidente ha ricordato che il termine di prescrizione decennale decorre dalla data di chiusura del conto, laddove i versamenti eseguiti dal correntista abbiano avuto natura ripristinatoria della provvista ovvero dalla data dei singoli versamenti, laddove questi abbiano avuto natura solutoria (cfr. Cass. Sez. Un., sent. n. 24418/2010).

Il Tribunale di Cremona ha quindi sottolineato come fosse onere del cliente (e non dell’Istituto di credito) provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quel versamento come mero ripristino della disponibilità accordata (Cass., Sez. VI, Ord., 4 febbraio 2020, n. 2435).

La pronuncia in commento si pone in linea con la costante giurisprudenza in materia di contratto di conto corrente bancario, per la quale costituisce  onere del correntista dimostrare la natura ripristinatoria dei versamenti, dunque, la presenza di un affidamento. 

Infatti,  l’onere della prova gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte.

Al contrario, il correntista è tenuto a comprovare l’esistenza di un contratto di apertura di credito o di un contratto di affidamento che permetta di identificare quel versamento come mero ripristino della disponibilità concessa.

In ragione di quanto sopra, il Tribunale di Cremona ha così stabilito che “in assenza della prova dell’importo dell’affidamento, onere che spettava all’attrice al fine di dimostrare l’esistenza di rimesse ripristinatorie della provvista, non può che accogliersi l’eccezione di prescrizione sollevata dalla Banca”.

Autore Stefania Morana

Associate

Milano

s.morana@lascalaw.com

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