01.07.2022

La crisi pesa sulla liquidità delle Pmi: il 53% prevede pagamenti in ritardo

  • Il Sole 24 Ore

Se da una parte gli effetti della pandemia fanno meno paura, a preoccupare le imprese europee è l’inflazione generata dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalle manovre restrittive della Bce: un quadro che, combinato a uno scenario di frenata economica, può sfociare nella stagflazione.

È un segnale chiaro quello che arriva dalle aziende del Vecchio Continente, sempre più in allarme e pronte a stringere la cinghia visto il contesto in peggioramento. A mettere in luce il sentiment è lo European Payment Report, un’indagine condotta su scala continentale da Intrum, tra i principali operatori europei dei servizi credito.

L’analisi, che è stata condotta simultaneamente in 29 Paesi europei e a cui hanno partecipato oltre 11.000 aziende europee, di cui oltre 800 italiane,mette in evidenza come il 51% delle imprese italiane ed europee si dicano «preoccupate» dal possibile rallentamento nello sviluppo dell’attività dovuto all’aumento generalizzato dei prezzi. Nel 30% dei casi le imprese «hanno preventivato l’avvio di piani di controllo dei costi tesi a preservare i margini», spiega la ricerca. Non solo. A finire nel radar sono anche le richieste di aumento dei salari da parte dei dipendenti – che a loro volta devono fronteggiare il calo del potere d’acquisto -, domande che secondo il 50% degli intervistati italiani (il 55% in Europa) non possono essere soddisfatte complice l’incremento dei prezzi. Infine il 53% del campione analizzato (quasi il 60% in Europa) afferma che l’andamento inflattivo potrà incidere «negativamente sulla capacità di pagare in tempo i fornitori» e ritiene che «le difficoltà nel pagamento dei fornitori potranno aumentare nel corso dell’anno».

«Sembra che le aziende si trovino in un limbo: la pandemia sembra superata – spiega Giovanni Gilli, presidente di Intrum Italy – ma da punto di vista degli incassi e dei ritardi nei pagamenti la situazione non è né migliorata né peggiorata: è un momento di passaggio tra la crisi post-Covid e la crisi legata alla guerra e ai suoi effetti».

Il tema del ritardo dei pagamenti rimane cruciale. In Italia il 72% delle imprese ha accettato termini di pagamento più lunghi di quanto non si sentisse a proprio agio ad accettare negli ultimi dodici mesi. «La questione della regolarità dei pagamenti ha impatti importanti su crescita e occupazione: i ritardi incidono profondamente sulla fiducia delle imprese, che decidono di rallentare investimenti, con effetti negativi sull’occupazione – aggiunge Gilli – Spesso i sistemi e le competenze nelle gestione dei flussi finanziari sono obsoleti e in questo senso i servicer possono svolgere un ruolo importante per il sistema».