18.07.2022 Icon

La consecuzione delle procedure concorsuali: principio generale?

Un credito chirografario derivante da una sentenza ottenuta in costanza di concordato preventivo, poi revocato, e passata in giudicato prima della sentenza dichiarativa del fallimento, può essere ammesso al passivo o predetta sentenza risulta inopponibile al fallimento in virtù del principio di consecuzione delle procedure concorsuali, secondo il quale gli effetti che la legge ricollega alla data della dichiarazione di fallimento retroagirebbero alla data di presentazione della domanda di concordato?

Nel caso di specie, la creditrice non è stata ammessa al passivo della società fallita in quanto la sentenza costituente il titolo sul quale si è fondata la domanda di ammissione è passata in giudicato dopo la data di apertura del concordato, ma prima della dichiarazione di fallimento.  Secondo il Giudice Delegato la sentenza, in virtù di ciò, è da considerarsi inopponibile alla procedura.

La società creditrice, il cui credito è stato escluso dal passivo, con ricorso ha proposto opposizione allo stato passivo ex art.98 L.F., chiedendo l’ammissione del credito risultante dalla sentenza del Tribunale di Messina.

 Il Fallimento, costituitosi nel giudizio di opposizione, ha resistito deducendo le argomentazioni espresse anche dal Giudice Delegato: predetta sentenza sarebbe inopponibile alla procedura, essendo il fallimento intervenuto a seguito della revoca del concordato preventivo, sicché doveva aversi riguardo alla data della domanda di concordato. 

Il Tribunale di Messina ha ammesso il credito al passivo in via chirografaria, ritenendo infondata la tesi del Fallimento, in quanto ritenuta applicabile solo al diverso fine di determinare il c.d. “periodo sospetto” nelle azioni revocatorie fallimentari. 

Il Fallimento, pertanto, ha proposto ricorso per Cassazione e l’opponente ha resistito con controricorso.

Il ricorrente fonda i motivi di ricorso sulla violazione del principio della consecuzione delle procedure concorsuali: gli effetti che la legge ricollega alla data della dichiarazione di fallimento retroagirebbero alla data della presentazione della domanda di concordato. Principio, questo, che, a dire del Fallimento, avrebbe una portata generale, non limitata alla sola espressa previsione contenuta nell’art. 69bis L.F. in tema di revocatoria fallimentare.

Investita sulla questione di diritto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso.

Infatti, secondo la Suprema Corte, il principio di consecuzione delle procedure concorsuali non ha una portata generale e non può quindi porre nel nulla, con effetto retroattivo, la disciplina processuale applicabile con l’istituto del concordato preventivo. Ciò perché – secondo la Corte – non si rinviene nell’ordinamento positivo alcuna disposizione normativa che riconosca in via generale la retrodatazione degli effetti propri del fallimento a partire dall’inizio della procedura concordataria. 

Secondo i giudici di legittimità risulta, infatti, manifesta l’intenzione del legislatore di regolare autonomamente i singoli effetti giuridici prodotti dalla presentazione della domanda di concordato sul fallimento consecutivo, sì che, al di fuori di tali effetti tipici, nessun effetto ulteriore risulta predicabile in via interpretativa.

A riprova di ciò, la Corte  elenca le ipotesi tipiche previste dalla legge fallimentare in cui assume rilievo il principio di consecuzione delle procedure concorsuali: le specifiche previsioni dell’esenzione da revocatoria degli atti compiuti in esecuzione del concordato, della prededucibilità dei crediti sorti in occasione e in funzione del concordato preventivo, della decorrenza dei termini di cui agli artt. 64, 65, art. 67, commi 1 e 2 e art. 69, della data di pubblicazione della domanda di concordato nel registro nelle imprese e della inefficacia delle ipoteche iscritte nei 90 giorni precedenti.

Sulla base di tali presupposti, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, traendo il principio di diritto secondo cui la consecuzione delle procedure concorsuali non assume rilievo sull’ammissione dei crediti ex art. 96, comma 3, n. 3, l.fall. dal cui disposto si evince inequivocabilmente che la data da considerare ai fini della opponibilità della sentenza nei confronti della massa è quella della dichiarazione di fallimento e non quella di pubblicazione della domanda di ammissione al concordato preventivo.

Pertanto, l’accertamento del credito contenuto in sentenza del giudice ordinario (nella specie passata in giudicato nelle more della procedura) pronunciata prima della dichiarazione di fallimento è opponibile alla procedura.

Cass., Sez. I, 16 febbraio 2022, n. 5090

Autore Matteo Martinengo Villagana

Associate

Milano

m.martinengo@lascalaw.com

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