10.08.2022

Iwg, prosegue il piano Italia Uffici diffusi in tutto il Sud

  • Il Sole 24 Ore

«Siamo un po’ come Spotify e Netflix. Loro hanno facilitato l’accesso a piattaforme di musica e Tv tramite sottoscrizioni. Noi puntiamo a fare lo stesso con un network di uffici capillare, sempre più locale, per consentire alle imprese di far lavorare i propri dipendenti da remoto ovunque». 

La strategia – spiegata ieri al Sole 24Ore da Mark Dixon, ceofounder di Iwg (International Workplace Group) che in Italia opera sotto i più noti marchi di Copernico, Signature e Regus – è chiara. Ma la strada –nonostante i conti mostrino segnali di miglioramento – è lastricata di ostacoli. 

Il gruppo ha chiuso il semestre con un fatturato di 1,29 miliardi di sterline, in crescita da 1,04 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno e con una perdita ante imposte di 81,3 milioni, contro il rosso di 173 milioni. I ricavi di sistema hanno raggiunto 1,45 miliardi di sterline, con un utile sottostante (Ebitda) di 122,9 milioni di sterline, in aumento rispetto ai soli 5,4 milioni di sterline dell’anno precedente, quando gli effetti della pandemia erano ancora pungenti. 

Tuttavia, la società chiude con una perdita rettificata di 70,2 milioni di sterline, una volta aggiunti i costi di finanziamento, e un debito netto a 7,1 miliardi contro i 6,7 dello stesso periodo del 2021. Tanto che il titolo, quotato alla Borsa di Londra, è scivolato, a fine giornata, a -11,4 per cento. 

«Siamo una società solida e dai fondamentali molto forti. Continuiamo a stringere partnership con grandi società in tutto il mondo. I livelli di occupazione e i margini stanno migliorando – ha spiegato Dixon –. L’attività diventa sempre più efficiente in termini di costi e gestione. Siamo presenti in 12o Paesi ma le politiche restrittive per il covid nel sudest asiatico e l’infiammata dell’inflazione stanno rendendo il recupero più lento e soprattutto diversificato nei differenti mercati». 

Per Dixon siamo in una fase di svolta. «Il lavoro ibrido sta diventando il modello operativo preferito di sempre più aziende. La nostra strategia si concentra nel rispondere a questa domanda aumentando la crescita e la copertura della nostre rete non solo nelle grandi città ma anche nelle medio-piccole. Oggi, chi lavora rifiuta il pendolarismo. Offrire spazi di lavoro più prossimi a dove si risiede, stimola l’attrazione dei talenti, taglia i costi e la carbon footprint. Nel medio periodo riequilibra i valori immobiliari tra metropoli e periferie».

Per questo, in Italia – che, secondo Dixon, ha tutte le caratteristiche per trarre vantaggio da southworking e smartworking dai piccoli centri – le prossime aperture saranno in Sicilia, Sardegna, Calabria, ma anche a Bologna e in Veneto». Dixon non si sbilancia sul numero di uffici ma «partnership sono in corso con grandi gruppi assicurativi e finanziari».

Ma se le imprese aumenteranno gli “spazi diffusi” si ridimensioneranno i metri quadri prime nelle metropoli e i loro valori? 

«Al netto della propaganda del “non cambierà nulla” ciò sta già avvenendo – dice Dixon –. In realtà muta la prospettiva. Nelle grandi città alcuni spazi saranno riconvertiti o condivisi. Altri ricondotti ad una diversa destinazione d’uso».

Iwg rivendica l’intenzione di costruire la più grande piattaforma di spazio di lavoro digitale del mondo dopo l’acquisizione di The Instant Group, a marzo scorso, per 320 milioni di sterline.