01.07.2022 Icon

ISC: anche l’assicurazione vola…

La presunta discrasia tra ISC pattuito ed ISC concretamente applicato ad un mutuo, è stata affrontata dal Tribunale di Lecco che, attraverso un provvedimento conciso e lineare, ha scardinato sin da subito la prospettazione di parte attrice. Il Giudice in particolare, avvalendosi di un approccio pragmatico, ha rilevato anzitutto l’impossibilità di accertare documentalmente l’asserita differenza di cui al predetto parametro, constatando l’infondatezza delle eccezioni mosse da parte attrice in quanto riconducono la contestata variazione percentuale dell’ISC al costo delle assicurazioni, costo che tuttavia non occorre considerare. 

Per esporre la funzione assolta dall’ISC e per meglio chiarire le ragioni sottese all’infondatezza della domanda actorea, successivamente dichiarata, il Magistrato ha dapprima rammentato che il citato parametro non rientra “nel novero dei tassi, prezzi e condizioni la cui erronea indicazione è sanzionata dall’art. 117 TUB mediante la sostituzione dei tassi di interesse normativamente previsti a quelli pattuiti”. Quindi, ripercorrendo gli assunti lapidari resi recentemente dalla Suprema Corte di Cassazione, il Tribunale di Lecco ha osservato come “secondo il costante orientamento della giurisprudenza di merito, di recente confermato dalla giurisprudenza di legittimità, “l’indice sintetico di costo (ISC), altrimenti detto tasso annuo effettivo globale (TAEG), è solo un indicatore sintetico del costo complessivo dell’operazione di finanziamento, che comprende anche gli oneri amministrativi di gestione e, come tale, non rientra nel novero dei tassi, prezzi ed altre condizioni, la cui mancata indicazione nella forma scritta è sanzionata con la nullità, seguita dalla sostituzione automatica ex art. 117 d.lgs. n. 385 del 1993, tenuto conto che essa, di per sé, non determina una maggiore onerosità del finanziamento, ma solo l’erronea rappresentazione del suo costo globale, pur sempre ricavabile dalla sommatoria degli oneri e delle singole voci di costo elencati in contratto” (Cass civ n. 39169/21)”

La funzione meramente informativa dell’ISC, la qualificazione del medesimo nei termini di mera sintesi di costo e, di conseguenza, l’inapplicabilità di cui all’art. 117 TUB, diventano quindi approdi condivisi anche dalla stessa giurisprudenza di legittimità.

Se, tuttavia, le considerazioni innanzi esposte si risolvono in un indirizzo meramente confermativo di un orientamento giurisprudenziale più che consolidato in materia, il versante dirompente del provvedimento in commento si evince con riguardo agli oneri – in ispecie quelli assicurativi – erroneamente considerati dall’attore al fine di addurre la discrasia di cui all’indice in discorso. Sul punto il Magistrato, con un attento e rigoroso vaglio della pattuizione contrattuale, ha rilevato la natura essenzialmente accessoria della polizza assicurativa, classificando la stessa nei termini di una voce di costo facoltativa e, in quanto tale, affatto suscettibile ad incidere sulla validità del contratto. Il Giudice ha, inoltre, evidenziato l’inadeguatezza del corredo probatorio del mutuatario, affatto valevole a dimostrare che – in assenza della sottoscrizione della polizza assicurativa – il finanziamento sarebbe stato negato o concesso a condizioni differenti rispetto a quelle cui le parti si sono espressamente e liberamente vincolate, nel legittimo esercizio della propria autonomia negoziale.

Le suesposte considerazioni hanno, quindi, condotto il Tribunale a concludere per l’integrale rigetto delle domande, condannando parte attrice alla refusione delle spese di lite in favore della Banca convenuta. 

Trib. Lecco, 1 giugno 2022

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

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