20.01.2014 Icon

Il fallimento delle societa’ in house

Trib. Verona, 17 dicembre 2013 (leggi la sentenza per esteso)“Per le società “in house providing” non risulta possibile configurare un rapporto di alterità tra l’ente pubblico partecipante e la società stessa e neppure una separazione patrimoniale fra il patrimonio dell’ente pubblico e quello della società.Queste sono, dunque, vere e proprie articolazioni degli enti pubblici, con la conseguenza che va loro estesa l’esenzione dal fallimento prevista in generale dalla legge fallimentare”

Con il decreto che si segnala ai Lettori il Tribunale veronese ha, prendendo spunto dalla pronuncia della Suprema Corte dello scorso anno (Cass. N. 26283 del 25 novembre 2013), escluso la fallibilità delle cc.dd. società in house providing.

In tale categoria rientrano le società che presentano le seguenti caratteristiche:

–  natura esclusivamente pubblica dei soci

– esercizio dell’attività in prevalenza a favore dei soci stessi

– sottoposizione ad un controllo corrispondente a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici.

Tali società, infatti, sarebbero vere e proprie  articolazioni degli enti pubblici, come tali non fallibili.

Si tratta di un orientamento non del tutto condivisibile, che potrebbe costituire non solo  un ostacolo alla tutela concorsuale dei creditori ma anche una violazione dei principi della concorrenza posto che le imprese concorrenti, pur operando nel medesimo regime di mercato ed adoperando un’identica forma giuridica, sono assoggettabili alla procedura fallimentare.

20 gennaio 2014 (Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)