16.09.2022 Icon

Il danno da errata segnalazione in Centrale Rischi deve essere provato

Il risarcimento del danno da errata segnalazione in Centrale Rischi presuppone l’assolvimento dei necessari oneri di allegazione da parte del presunto danneggiato.

Nel caso di specie, una società correntista lamentava il fatto che la Banca convenuta, nonostante l’ordine emesso dal Giudice all’esito di un precedente procedimento, avesse tardato a cancellare la segnalazione del proprio nominativo in Centrale Rischi, cagionandole dei danni, dei quali chiedeva dunque il ristoro.

La domanda veniva rigettata in primo grado per carenza di prova e, pertanto, parte attrice proponeva appello.

La Corte milanese ha, tuttavia, confermato la decisione del Giudice di prime cure, ritenendo che la questione della risarcibilità del danno, sia patrimoniale, sia non patrimoniale, vada ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato, che nella fattispecie in esame non sono stati assolti.

Infatti, la giurisprudenza di legittimità ha escluso che, in caso di illegittima segnalazione in Centrale Rischi, il danno possa essere considerato in re ipsa per il fatto stesso dello svolgimento di tale condotta (cfr. Cass. 5 marzo 2015, n. 4443 e Cass. 25 gennaio 2017, n. 1931).

Secondo i giudici milanesi, è pur vero che la giurisprudenza di legittimità riconosce la risarcibilità del danno da lesione di immagine sociale della persona che si vede ingiustamente indicata come insolvente a fronte della illegittima segnalazione di una posizione in sofferenza, ma il danno deve essere sempre oggetto di proporzionata ed adeguata deduzione da parte dell’interessato.

Per tale motivo, la Corte d’Appello ha condiviso pienamente la decisione impugnata, laddove “ha rilevato che “Nulla viene altresì dedotto e dimostrato in ordine all’effettiva lesione della reputazione commerciale della ricorrente, soltanto adombrata nel ricorso, e ad eventuali concrete conseguenze dannose dell’indebita segnalazione sulla reputazione della ricorrente nei rapporti con il ceto bancario e, in particolare, Banca ….”. 

Sarebbe stato onere del danneggiato attore allegare fatti idonei a dimostrare la percezione da parte di terzi dell’illegittima segnalazione e le conseguenze negative in termini di credibilità e di reputazione, di percezione distorta della figura di XXX S.r.l. nel circuito bancario in punto di esposizione debitoria e solvibilità, di deterioramento delle relazioni commerciali, di effettivo discredito al buon nome dell’impresa. In difetto di tali necessarie allegazioni il giudice di primo grado ha, quindi, correttamente escluso la sussistenza di un danno non patrimoniale.

Anche con riguardo al danno patrimoniale, i giudici hanno ritenuto non raggiunta la prova, atteso che in primo grado parte attrice aveva esclusivamente lamentato l’impossibilità di ottenere una carta di credito, elemento che di per sé non è produttivo di un apprezzabile danno. Il cliente avrebbe, invece, dovuto dimostrare l’esistenza di conseguenze pregiudizievoli derivanti direttamente dal rifiuto del rilascio della carta di credito ovvero di altri fatti attestanti il peggioramento dell’affidabilità commerciale.

A confutazione del gravame va ulteriormente precisato che difetta idonea allegazione del pregiudizio patrimoniale subito da XXX per effetto dell’omessa cancellazione della segnalazione a sofferenza. Il diniego della carta di credito (di per sé non traducibile in pregiudizio economicamente apprezzabile) non costituisce danno patrimoniale; così come non costituisce danno patrimoniale la mancata concessione di un fido bancario. Invero, tanto l’uso della carta di credito quanto l’affidamento bancario si traducono in debiti per il soggetto che utilizza tali forme di credito; debiti che devono essere onorati. Un pregiudizio patrimoniale è ravvisabile ove, in conseguenza del mancato accesso a tali forme di credito, vi sia una contrazione dell’attività commerciale, la perdita di un determinato affare oppure il ricorso a forme di finanziamento diverse e più onerose; tutti fatti che nel caso in esame non sono neppure prospettati”.

Per questi motivi l’appello è stato integralmente rigettato.

Autore Simona Daminelli

Partner

Milano

s.daminelli@lascalaw.com

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