24.06.2022 Icon

Il capitale sociale scende al di sotto del minimo legale. La società si scioglie in automatico?

La maturazione di perdite che eccedono il terzo del capitale sociale e che lo riducono al di sotto del minimo legale provoca l’immediato scioglimento della società, situazione tuttavia che è risolutivamente condizionata all’adozione dei provvedimenti di cui all’art 2482 ter c.c.

In tal senso, si è pronunciata la Corte di Cassazione (ordinanza n. 2984 del 1° febbraio 2022) in relazione ad una s.r.l. che si era trovata ad avere perdite oltre il terzo del capitale sociale tali da ridurlo al di sotto del minimo legale.

Secondo la Corte, infatti, in tale ipotesi – in cui gli amministratori devono, “senza indugio” (ex art. 2482 ter c.c.), provvedere a convocare l’assemblea per deliberare l’azzeramento e la ricostituzione del capitale o la trasformazione della società in società di persone – si verificherebbe una situazione di scioglimento automatico della società risolutivamente condizionato all’adozione di detti provvedimenti che farebbero venire meno la causa di scioglimento.

Con l’occasione, la Suprema Corte ha avuto modo di precisare, altresì, che – seppur la legge richieda in questi casi la tempestiva adozione delle suddette misure – non è previsto in realtà alcun termine decadenziale vero e proprio. Pertanto, la loro adozione può anche avvenire nell’esercizio successivo rispetto a quello nel quale la situazione di scioglimento si è verificata, fermo restando che il decorso di un lungo lasso di tempo può indubbiamente incidere sulla valutazione dell’operato degli amministratori in termini di responsabilità verso la società, i soci e non ultimi i creditori sociali.

La locuzione <senta indugio>, infatti, vale solo a connotare in termini di urgenza il dovere di informazione gravante sull’amministratore (urgenza peraltro già implicita nell’esistenza di una perdita eccedente il terzo del capitale sociale) e, quindi, a fissare un preciso aspetto di responsabilità nei confronti della società che potrebbe essere seriamente pregiudicata dal ritardo nella convocazione dell’assemblea. 


In altri termini, non sussiste un termine decadenziale oltre il quale all’assemblea, a ciò convocata, sia precluso di deliberare ai sensi dell’articolo 2482 ter c.c..


Il mancato rispetto della sollecitudine che detta norma impone agli amministratori per la convocazione dell’assemblea potrà essere causa di loro responsabilità, ma non preclude all’assemblea stessa di adottare, con effetto 
ex tunc – come avvenuto nella specie – le delibere di ripianamento delle perdite in modo da ricostituire il capitale quanto meno al limite legale.”.

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Cass., Ord., 1° febbraio 2022, n. 2984

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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