30.06.2022 Icon

I patti parasociali e l’indagine dell’intenzione dei contraenti

I patti parasociali, avendo natura contrattuale, devono essere interpretati sulla scorta del disposto dell’art. 1362 c.c. e, dunque, tenendo conto del complessivo tenore del negozio giuridico e della comune volontà dei contraenti, anche in relazione agli effetti pratici a cui sono preordinati.

La società Alfa conveniva in giudizio la società Beta (entrambe facenti parte di una ATI aggiudicataria di una concessione pubblica) al fine di ottenere una sentenza costitutiva degli effetti di un contratto non concluso relativo al trasferimento delle azioni della società Gamma (società di progetto subentrata al raggruppamento aggiudicatario) che traeva origine da un contratto preliminare di compravendita allegato ad un patto parasociale concluso da Alfa e da Beta. Il predetto patto, infatti, prevedeva che la società Alfa avrebbe avuto l’obbligo di acquistare, e Beta di vendere, le partecipazioni da quest’ultima detenute nella società Gamma. L’obbligo di acquisto era altresì subordinato al rilascio del certificato di collaudo provvisorio dell’opera prevista dalla concessione, il quale veniva successivamente effettivamente rilasciato. 

Beta si opponeva alla domanda di Alfa facendo appello alla necessità che il patto parasociale invocato da Alfa venisse interpretato secondo i canoni stabiliti dall’art. 1362 c.c. e che, dunque, dovesse essere considerato prevalente l’interesse a che Beta mantenesse il suo status di socio d’opera di Gamma al fine di ottenere la gestione dell’opera commissionata dopo la sua realizzazione. 

Sennonché, il Tribunale di Bologna, con sentenza n. 694 pubblicata in data 22 marzo 2021, ha stabilito che “verosimilmente, secondo le intenzioni manifestate dalle parti, prima di operare il trasferimento delle azioni le parti [Gamma] e [Beta] avrebbero potuto dovuto trattare e definire l’affidamento definitivo del servizio di gestione, così da realizzare al meglio interessi che avevano condotto i soci a costituire [Gamma]. Allo stato, peraltro, è pacifico che le parti hanno svolto una trattativa, senza trovare accordo, per la distanza tra le rispettive richieste e proposte economiche; risulta anche accertato, con sentenza del Tribunale di Bologna in data 10 ottobre 2019, n. 4492/17, passata in giudicato, che la concessionaria [Gamma] non aveva alcun obbligo positivo e coercibile di contrarre, con il socio [Beta], atteso che i patti parasociali relativamente all’affidamento del servizio di gestione della sosta non dettagliavano in modo sufficiente l’oggetto del futuro contratto, e quindi avevano un contenuto meramente e necessariamente programmatico, cosicché l’unica obbligazione poteva ritenersi appunto quella di trattare in buona fede, e tale obbligazioni risulta adempiuta”. 

Il Tribunale ha dunque stabilito che, dall’interpretazione ex art. 1362 c.c. del patto parasociale in discorso, non poteva desumersi la volontà concorde ed univoca delle parti a far sì che Beta ottenesse l’affidamento definitivo del servizio di gestione, dovendosi altresì ritenere che era la medesima Beta ad essere stata  inadempiente rispetto al contratto di compravendita non concluso, avendo Alfa e Beta dettagliatamente regolato i termini della compravendita nel patto parasociale ed essendosi altresì realizzata la condizione del rilascio del certificato di collaudo provvisorio sempre contenuta nel medesimo patto parasociale. 

Trib. Bologna, 22 marzo 2021, n. 694

Riccardo Siligardi – r.siligardi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA