27.01.2014 Icon

Gli atti legalmente compiuti dal debitore dopo il deposito della domanda di concordato in bianco

Trib. Terni, 17 gennaio 2014Massima: “L’art. 161, co. 7 l.f., laddove stabilisce che “dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all’articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni e deve acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell’articolo 111”, non deve intendersi nel senso che quel rango prededucibile sia condizionato all’effettivo deposito della proposta completa di concordato preventivo entro il termine assegnato dal Tribunale, poichè, così facendosi, una condotta omissiva del debitore verrebbe ad incidere negativamente (e retroattivamente) non già sul debitore medesimo, bensì sui terzi che incolpevolmente avevano fatto affidamento sulla prededucibilità riconosciuta dalla legge ai loro crediti, in quanto sorti per effetto degli “atti legalmente compiuti” dal debitore (i.e. atti di ordinaria amministrazione ed atti urgenti di straordinaria amministrazione autorizzati dal tribunale), con conseguente pregiudizio alla certezza dei rapporti giuridici e depotenziamento della fiducia nel modulo pre-concordatario, su cui il legislatore delle riforme ha invece fatto leva per il rilancio delle soluzioni concordate della crisi di impresa.”

Il Tribunale di Terni, con un ragionamento ragionevole e assolutamente  condivisibile, rileva come  una lettura dell’art. 161 comma 7  l.f. che tuteli maggiormente le aspettative dei terzi contraenti con il debitore preconcordatario poggia su principi analoghi a quelli che sorreggono la conservazione degli effetti degli “atti legalmente compiuti” dagli organi del fallimento, ex art. 120, co.1, l.f., in caso di revoca della sentenza di fallimento. In altri  termini, dei due cardini temporali del beneficio in esame (il deposito del ricorso ex art. 161 co. 6 l.f. e il decreto di apertura del concordato ex art. 163 l.f.) solo il primo rappresenta anche una condizione della prededucibilità, mentre il secondo rappresenta più che altro un discrimine temporale rispetto alla “fisiologica” evoluzione della procedura nella fase successiva, in cui l’efficacia degli atti compiuti dal debitore resta disciplinata dall’art. 167 l.f. (nonchè, per i finanziamenti, dagli artt. 182-quinquies e 182-quater co. 1, l.f.), laddove l’evoluzione “patologica” del mancato deposito, nel termine fissato, della proposta di concordato (ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti) comporta solo gli effetti negativi -per il debitore- codificati nell’ultima parte del comma 6 (convocazione in camera di consiglio per la dichiarazione di improcedibilità e di eventuale fallimento, ex art. 162 co. 2 e 3 l.f.) e nel comma 9 (preclusione biennale alla riproposizione di un concordato “con riserva”) dell’art. 161 l.f., oltre alla riespansione delle facoltà dei creditori in precedenza compresse dall’art. 168 l.f.. Da qui la conclusione in base alla quale, allorchè il debitore, dopo il deposito della domanda di concordato in bianco, compia atti “legali” (di ordinaria amministrazione oppure, se autorizzati, di straordinaria amministrazione), i crediti derivanti da tali atti godono della prededucibilità anche se non si proceda, poi, al deposito della proposta concordataria nei termini assegnati.

27 gennaio 2014(Luciana Cipolla- l.cipolla@lascalaw.com)