17.05.2022 Icon

Frode informatica e azione di ripetizione d’indebito

Il Tribunale di Napoli è recentemente intervenuto con la pronuncia in commento chiarendo che, nel caso di esercizio di azione di ripetizione ex art. 2033 c.c., la natura indebita della prestazione, deve essere provata sotto il profilo soggettivo, ossia della titolarità passiva dell’obbligazione di ripetizione del soggetto convenuto seppur pacifica sotto il profilo oggettivo

In particolare, l’attrice agiva in giudizio deducendo di aver appreso che un ordine di bonifico da lei impartito e trasmesso alla propria banca era stato oggetto di truffa informatica e, modificato nell’iban del conto destinatario, aveva determinato l’accredito della somma su conto corrente acceso presso altra banca e intestato a soggetto sconosciuto, con il quale ultimo l’attrice deduceva di non aver avuto alcun tipo di rapporto (che potesse giustificare il passaggio di denaro).

Sotto il profilo oggettivo, il Tribunale ha ritenuto provata la domanda, ritenendo che la formale denuncia-querela sporta dall’attrice in riferimento alla frode informatica subìta, il blocco cautelativo disposto dalla banca del conto corrente sul quale era stato accreditato l’importo e la non corrispondenza fra beneficiario che compariva nella distinta di bonifico e l’intestatario del conto fossero tutti elementi che inducevano inequivocabilmente a ritenere sussistente la natura indebita del pagamento effettuato.

Tuttavia, ha ritenuto non provata, da parte dell’attrice, la circostanza che il soggetto evocato in giudizio fosse l’accipiens della somma indebita.

Infatti, l’art. 2033 c.c. presuppone che il debito non deve oggettivamente esistere con riferimento esclusivo a due soggetti, ossia colui che paga e colui che riceve il pagamento indebito. A tal uopo, il Tribunale, citando il più recente orientamento della giurisprudenza di legittimità, ha evidenziato che “nella ripetizione di indebito incombe all’attore fornire la prova sia dell’avvenuto pagamento che della mancanza di causa debendi” (cfr. Cass. civ. sez. VI, 09.03.2021 n. 6480).

Del resto, tale obbligazione, avendo carattere restitutorio, presuppone la possibilità di ripetizione che si ravvisa laddove in concreto sia stato correttamente identificato il soggetto che ha ricevuto la somma non dovuta e l’onere della prova della relativa circostanza incombe sull’attrice.

Nel caso di specie, poi, è emerso che la parte convenuta era stata, a sua volta, vittima di furto d’identità perpetrato da soggetti rimasti ignoti, essendosi questa sempre dichiarata estranea ad ogni rapporto e avendo sostenuto di non aver mai acceso quel conto corrente su cui era stata accreditata la somma. Inoltre, dalle allegazioni in atti il Giudice ha desunto come il documento d’identità utilizzato per l’apertura del conto corrente del bonifico contestato faceva riferimento a dati inerenti a persona completamente diversa dal convenuto.

Pertanto, non potendosi ritenere provato che il convenuto fosse l’accipiens della prestazione indebita, la domanda attorea di ripetizione ex art. 2033 c.c. veniva respinta dal Tribunale. 

Trib. Napoli – Giudice, Dott. Paolo Andrea Vassallo – 2 marzo 2022

Eva Billò – e.billo@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA