10.06.2022 Icon

Firma vera o firma falsa?

Nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo non è insolito che l’opponente debitore eccepisca la falsità della firma apposta sul contratto oggetto di causa, affermando di non averlo mai sottoscritto o di non ricordare di averlo concluso.
Il Tribunale di Potenza si è occupato della questione, rigettandola per una serie distinta di ragioni. Innanzitutto, il Tribunale ha rilevato la natura generica ed indeterminata delle contestazioni in punto di falsità della firma, non avendole la parte opponente indicate con precisione e determinatezza. Infatti, il Tribunale ha disatteso le contestazioni in esame in quanto “genericamente prospettate, in relazione a una sottoscrizione” apposta su un contratto di prestito personale” [non indicando con precisione e determinatezza, pur a fronte della pluralità di firme e di contratti in atti, né la sottoscrizione precisamente disconosciuta, né il relativo documento, né le ragioni del disconoscimento – peraltro, qui contestato alla cessionaria del credito, non alla società finanziaria contraente , di cui non è stata richiesta levocazione in giudizio]”, il tutto in evidente contrasto “con il peculiare onere di specificità” determinatezza” invece gravante su chi formuli lexceptio ex art. 214 c.p.c.”.

Il Tribunale ha poi rilevato che l’eccezione di falsità in esame contrastava con gli elementi di fatto e con le produzioni documentali in atti ed in particolare con i ratei versati dal debitore opponente e con le missive di comunicazione della cessione del credito e di contestuale messa in mora ricevute proprio dall’opponente.

Infine, il Tribunale adito ha ritenuto di rigettare l’eccezione avanzata dalla parte opponente considerato anche che la falsità delle firme era stata “oggetto poi di tempestiva e congrua replica – giusta dichiarazione, contenuta nella comparsa di risposta dellopposta, di volersi avvalere in giudizio del contratto di finanziamento prodotto in sede monitoria, insistendo poi per laccoglimento della pretesa creditoria su questultimo fondata, essendo noto che listanza ex art. 216 c.p.c., qui in ogni caso evocato, non esige formule sacramentali, può essere anche implicita, come quando si insista per l’accoglimento di una pretesa che presuppone lautenticità del documento e non implica indefettibilmente, in assenza di un ordine in tal senso impartito dal giudice [qui pacificamente non emesso], la necessità di produzione degli originali, né la necessità di disporre una C.T.U. grafologica [potendo il giudice del merito fondare il proprio relativo convincimento sulla base di ogni elemento di prova obiettivamente conferente, senza essere vincolato ad alcuna graduatoria fra le varie fonti di accertamento della verità]”.

All’esito del giudizio, l’opposizione veniva integralmente rigettata con la conferma del decreto ingiuntivo opposto.

Trib. Potenza, 22 marzo 2022, n. 336

Guido Giacomelli – g.giacomelli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA