01.08.2022 Icon

Finanziamenti garantiti dai c.d. “Fondi Covid”, può essere integrata la malversazione ai danni dello Stato?

Nell’ultimo triennio abbiamo assistito a un diffuso intervento statale nell’economia attraverso piani di sostegno alle imprese e ai consumatori. Si pensi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, ai famosissimi bonus introdotti in ambito edile o agli altrettanto famosi finanziamenti garantiti dai c.d.“Fondi Covid”. Siffatti aiuti economici da parte dello Stato si sono resi necessari a causa, prima, della pandemia di COVID-19 e, in seguito, dell’elevata inflazione determinata dai recenti eventi geopolitici.

In seguito all’introduzione di tali strumenti di sostegno si è registrato in ambito giudiziario un conseguente incremento dei procedimenti penali per quei delitti finalizzati a sanzionare le frodi nella concessione di incentivi pubblici e negli abusi successivi alla loro erogazione, individuati negli artt. 316 bis (malversazione di erogazioni pubbliche), 316 ter (indebita percezione di erogazioni pubbliche) e 640 bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche).

Incremento che ha destato particolare allarme nelle istituzioni e che ha spinto il legislatore a novellare le menzionate norme incriminatrici attraverso l’art. 2 D.L. 25 febbraio 2022, n. 13, recante appunto “misure urgenti per il contrasto alle frodi”, con il quale sono state modificate sia le rubriche sia l’elemento oggettivo delle singole fattispecie citate.

Orbene, come detto, tra le numerose erogazioni pubbliche da parte dello Stato vi sono anche i finanziamenti garantiti dai c.d. “Fondi Covid” previsti dall’art. 13 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23(convertito con modifiche dalla L. 5 giugno 2020, n. 40)

Tale sostegno prevedeva la garanzia del Fondo PMI per quei finanziamenti concessi al fine di sostenere la liquidità delle piccole/medie imprese in difficoltà economica dovuta al blocco delle attività durante la pandemia e che trovavano nella menzionata garanzia statale il presupposto per il loro ottenimento.

In particolare, il Decreto prevedeva che il Fondo coprisse a garanzia il 100% di siffattifinanziamenti con importo fino a 30.000,00 euro concessi alle PMI e alle persone fisiche. La garanzia operava automaticamente e gratuitamente in favore dei beneficiari e l’istituto di credito erogante era tenuto ad eseguire solo una mera verifica formale dei requisiti del beneficiario prima di concedere il finanziamento, senza quindi svolgere un’indagine sul suo merito creditizio.

Atteso dunque che il denaro erogato dall’istituto di credito e garantito dal Fondo PMI era destinato a sostenere la liquidità di un’impresa – al fine di sostenerne i costi del personale, i canoni di locazione o di affitto di ramo d’azienda, gli investimenti o il capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi o, in generale, l’attività imprenditoriale – sorge spontaneo chiedersi se l’utilizzo di esso per scopi diversi possa integrare il delitto di malversazione ai danni dello stato previsto dall’art. 316 bis c.p. (ora rubricato come malversazione di erogazioni pubbliche), il quale sanzione la distrazione di un’erogazione pubblica dalla finalità per cui è concessa.

Sul punto, la prima sentenza riguardante l’applicazione dell’art. 316 bis c.p. ai finanziamenti garantiti dallo Stato per fronteggiare la pandemia è stata Cass. pen., Sez. VI, sent. 15 aprile 2021, n. 22119, la quale aveva escluso la sussistenza del reato. 

Ciò in quanto il denaro oggetto del finanziamento garantito dallo Stato ai sensi del D.L. 23/2020 veniva in concreto erogato da un Istituto di credito – e dunque da un soggetto privato – e non, invece, da un ente pubblico all’uopo preposto. Il rapporto pubblicistico riguardante la garanzia intercorrerebbe quindi solo tra la Banca erogante il finanziamento e il Fondo PMI, non coinvolgendo così il beneficiario.

Viceversa, il rapporto intercorrente tra la Banca erogante il finanziamento e il beneficiario dello stesso avrebbe una mera natura privatistica, al pari di qualunque altro contratto di mutuo stipulato dall’Istituto di credito privo di garanzia statale. Sicché, non essendo applicabile il delitto di cui all’art. 316 bis c.p. ai rapporti di diritto privato, il beneficiario del prestito garantito dallo Stato potrebbe tuttalpiù rispondere della distrazione del denaro dalla finalità per cui è stato concesso in sede civile, ma non in sede penale

Nondimeno, in epoca successiva a tale sentenza, la Suprema Corte è nuovamente intervenuta per valutare l’applicabilità dell’art. 316 bis c.p. ai finanziamenti assistiti dalla garanzia del Fondo PMI – da ultimo con la recentissima Cass. pen., Sez. VI, sent. 19 luglio 2022, n. 28416 – ritenendo invece che la distrazione del denaro dallo scopo per cui era stato inizialmente erogato integri il delitto di malversazione a danno dello Stato. A tale conclusione la Corte è giunta anche tenendo conto dei diversi dettati normativi previsti dagli artt. 316 ter e 640 bis c.p. e delle fonti sovranazionali di matrice europea.

Ebbene, secondo il più recente orientamento di legittimità è irrilevante che il denaro sia stato in concreto erogato da un soggetto privato, ossia un Istituto di credito. Ciò in quanto l’erogazione di un prestito garantito dal Fondo PMI, previsto appunto per contrastare le ripercussioni della pandemia di COVID-19, “si caratterizza come un forma di aiuto pubblico realizzato non attraverso l’erogazione diretta del finanziamento da parte dello Stato, ma favorendo l’accesso al credito e quindi l’erogazione del finanziamento da parte degli istituti bancari alle imprese”. 

Ne consegue che assume rilevanza pubblicistica idonea ad integrare il delitto di malversazione anche il finanziamento garantito dallo Stato ed erogato in concreto da un soggetto di diritto privato, qualora tale garanzia funga da presupposto per la concessione del denaro. 

Non esclude poi il reato previsto dall’art. 316 bis c.p. il fatto che il beneficiario del denaro distratto abbia comunque continuato a corrispondere regolarmente le rate del mutuo, non costringendo così la Banca ad attivare la garanzia offerta dallo Stato. Ciò in quanto il delitto di malversazione ai danni dello Stato ha natura istantanea e dunque si perfeziona già con la sola distrazione del denaro dalla finalità per cui è stato erogato. La restituzione delle somme mutuate potrà tuttalpiù essere rilevante solo ai fini della determinazione dell’ammontare del profitto del reato da sottoporre a confisca.

Autore Stefano Gerunda

Lateral Partner

Milano

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Autore Andrea Caprioglio

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