18.02.2022 Icon

Factoring risolto? Retrocessione crediti tassata in misura fissa

Tema interessante quello del factoring come prestazione imponibile ai fini dell’IVA, soprattutto se il quesito ha ad oggetto la possibilità di ammettere la tassazione anche nel caso di accordo di risoluzione i cui effetti sono quelli della retrocessione dei crediti precedentemente ceduti in forza del contratto.

Base di partenza è la figura contrattuale del factoring, che nella prassi commerciale presenta una serie di varianti e clausole differenziate in relazione alle particolari esigenze dei contraenti, ma il suo nucleo principale è costituito pur sempre da un accordo complesso in forza del quale un’impresa specializzata (cd. factor) si obbliga ad acquistare – pro soluto o pro solvendo -, per un periodo di tempo determinato e rinnovabile salvo preavviso, la totalità o parte dei crediti di cui un imprenditore è o diventerà titolare. 

In tale perimetro, il factor paga i crediti ceduti secondo il loro importo nominale decurtato di una commissione che costituisce il corrispettivo dell’attività da esso prestata o, talvolta, si stabilisce che il factor conceda al cedente delle anticipazioni sui crediti ceduti; nel qual caso, al factor spetteranno, oltre alla commissione, anche gli interessi sulle somme anticipate (cfr. Cass., 18 gennaio 2001, n. 684; Cass., 24 giugno 2003, n. 10004; Cass., 27 agosto 2004, n. 17116; Cass., 8 febbraio 2007, n. 2746, Cass., 7 giugno 2017 n. 16850).

Dunque, questo il contesto in cui è lecito domandarsi se in caso di risoluzione di un contratto di factoring già tassato, cui abbia fatto seguito la retrocessione dei crediti inizialmente ceduti, sia ipotizzabile immaginare una nuova/duplice operatività del principio di alternatività IVA/Registro e tassazione.

La risposta affonda le radici nella giurisprudenza Europea (Corte di Giustizia 26 giugno 2003 causa C-305/01,) e nella prassi (ris. Agenzia delle Entrate 11 marzo 2011 n. 32 e 17 novembre 2004 n. 139), che hanno fornito importanti elementi. 

In particolare, è stato chiarito che: (i) le cessioni di credito in blocco dei crediti commerciali rientrano nel campo di applicazione dell’IVA, sia pur in esenzione, allorquando il cedente è mosso dalla finalità di ottenere un finanziamento (inclusa la monetizzazione dei propri crediti); (ii) secondo l’Agenzia delle Entrate questo scopo nel factoring sussiste perché l’impresa corrisponde una “commissione” con natura sostanziale di interesse.

Il che è proprio la premessa da cui parte la Cassazione, intervenuta sul tema di recente: “sia nel factoring in senso proprio (dove la cessione dei crediti è pro soluto) sia in quello improprio (con cessione di crediti pro solvendo) è senz’altro ravvisabile una prestazione di servizi imponibile ai fini dell’iva: il servizio prestato dal factor consiste nel sollevare il cedente dalle operazioni di recupero dei crediti e dal rischio di mancato pagamento di essi operazione di finanziamento contro cessione pro solvendo dei crediti, simile appunto allo sconto (cfr. Cass. n. 27648 del 2020)” (cfr. Cass., Ord., 03 dicembre 2021, n. 38261).

E da qui la risposta: “Gli effetti dell’atto risolutivo sono quelli della retrocessione dei crediti precedentemente ceduti in forza del contratto di factoring; operazione da assimilarsi ad una “negoziazione di crediti” collegata alla causa di finanziamento sottesa al contratto di factoring […] Ne consegue che, dal punto di vista del trattamento fiscale, trova applicazione il regime di cui al combinato disposto del D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 2, comma 2, lett. c), e art. 10, comma 1, n. 1, (operazione assoggettata ad IVA) con conseguente operatività del principio di alternatività IVA/Registro e tassazione in misura fissa e non proporzionale” (cfr.Cass., Ord., 03 dicembre 2021, n. 38261).

In conclusione, laddove un contratto di factoring già tassato fosse risolto, con conseguente retrocessione dei crediti precedentemente ceduti, l’operazione dovrà essere tassata in misura fissa, non proporzionale su base imponibile costituita dal valore del credito ceduto con l’operazione di cessione.

Cass., Sez. VI, Ord., 03 dicembre 2021, n. 38261

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

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