01.04.2022 Icon

Factoring pro soluto o pro solvendo? La risposta è nel contratto

Potrebbe sembrare una domanda scontata, ma non lo è.

Soprattutto se si considera che la risposta ruota intorno all’autonomina negoziale delle parti: più semplicemente, ciò che occorre verificare è la volontà che emerge dalla lettura del contratto di factoring.

Questo il principio ribadito dalla Suprema Corte con la recentissima ordinanza n. 8126 del 14/03/2022, secondo cui la disposizione codicistica di cui all’art. 1267 c.c. non si applicala al rapporto di factoring, la cui disciplina si differenzia da quella della cessione dei crediti anche perché, ai sensi dell’art. 4 della Legge n. 52/91, la garanzia della solvenza è sempre dovuta, salvo che il factor non vi rinunci.

L’articolo 4 delle Legge n. 52/91 stabilisce, infatti, che “Il cedente garantisce, nei limiti del corrispettivo pattuito, la solvenza del debitore, salvo che il cessionario rinunci, in tutto o in parte, alla garanzia”.

Dunque, per potersi parlare di factoring pro soluto è necessario che in contratto risulti che il factor/cessionario ha rinunciato alla garanzia di solvenza del debitore, il che non può certo dirsi in presenza di una clausola che escluda, tra le altre cose, l’applicazione dell’art. 1267 c.c., secondo cui “Quando il cedente ha garantito la solvenza del debitore, la garanzia cessa, se la mancata realizzazione del credito per insolvenza del debitore è dipesa da negligenza del cessionario nell’iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore stesso”.

In particolare, questa la clausola in esame: “In ogni caso non verrà applicata al Factor la disposizione del secondo comma dell’art. 1267 c.c., con la conseguenza che il Fornitore, avendo prestato garanzia della solvenza del debitore, non sarà liberato dalla stessa anche qualora la mancata realizzazione del credito per insolvenza del debitore sia dipesa da negligenza del Factor nell’iniziare o proseguire le istanze contro il debitore”.

Il che, ad avviso della Suprema Corte, è formulazione più che sufficiente per accogliere il ricorso della società di factoring, la quale lamentava come tale clausola non fosse stata presa in considerazione dal Tribunale Fallimentare: “Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 4 l. n. 52/91, 1267 c.c. e 115 c.p.c. […] Anche questo motivo è fondato, stante la chiarezza della clausola, che il tribunale ha ignorato nonostante fosse contenuta nel contratto quadro, debitamente prodotto in giudizio dalla creditrice e del quale non è stata posta in discussione l’opponibilità al Fallimento

Cass., Ord. del 14/03/2022, n. 8126 

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore Francesco Concio

Partner

Milano

f.concio@lascalaw.com

Desideri approfondire il tema Factoring ?

Contattaci subito