20.06.2022 Icon

Delegazione di pagamento: il curatore può proporre l’azione revocatoria ordinaria?

Con un articolo pubblicato su Il Fallimentarista, l’avv. Girolamo Lazoppina propone un’interessante disamina del tema della assoggettabilità o meno della delegazione di pagamento all’azione revocatoria da parte del curatore fallimentare.

Il tema, infatti, è che con la delegazione di pagamento ai sensi dell’art. 1269 c.c. (detta anche delegazione solutoria o delegatio solvendi), il delegante delega un terzo (delegatario), di cui è creditore, a pagare un proprio debito nei confronti di un altro soggetto (delegatario). Assumendo dunque che tale pagamento venga eseguito con denaro del delegatario, ci si è chiesti se lo stesso sia assoggettabile ad azione revocatoria in caso di fallimento del delegante, pur essendo avvenuto (formalmente) al di fuori del patrimonio di quest’ultimo.

A tal fine, la giurisprudenza richiamata dall’articolo in commento ha confermato che la delegazione di pagamento costituisce un mezzo anormale di pagamento ed è quindi ricompreso nel perimetro dell’azione revocatoria di cui all’art. 67, comma 1, n. 2 l.fall.: infatti, mezzi normali di pagamento, diversi dal denaro, sono soltanto quelli comunemente accettati nella pratica commerciale in sostituzione del denaro, come gli assegni circolari e bancari ed i vaglia cambiari, e non invece una delegazione che il debitore abbia posto in essere allo scopo di estinguere la preesistente obbligazione pecuniaria, già scaduta ed esigibile (così Cass. civ., sez. I, 15 luglio 2011, n. 15691, ma anche Cass. civ. 17 gennaio 2003, n. 649; Trib. Milano 18 marzo 2004). 

Ai fini, invece, dell’elemento soggettivo dell’azione revocatoria (ossia la consapevolezza, in capo a chi riceve il pagamento, dello stato di insolvenza in cui versa il debitore), la Suprema Corte ha precisato che (a) da un lato, non rileva il fatto che il creditore, pur consapevole dello stato di insolvenza dell’obbligato (il delegante), sia convinto che il pagamento ricevuto provenisse non dal patrimonio di quest’ultimo, ma da quello del delegato; (b) dall’altro, la formazione del negozio giuridico della delegazione, di per sé unitario (e quindi trilatero) può anche essere progressiva, senza che ciò faccia venire meno l’unicità del rapporto (così Cass. civ., sez. I, 15 luglio 2011, n. 15691: in altri termini, affinché si realizzi una delegatio solvendi assoggettabile a revocatoria non occorre che i due negozi sottostanti la delegazione, cioè quello tra il delegante e il delegatario e quello tra delegante e delegato, siano sorti contestualmente).  

L’assoggettabilità ad azione revocatoria della delegazione di pagamento, di Girolamo Lazoppina, in Il Fallimentarista, Quesiti Operativi del 17 maggio 2022

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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