02.11.2023 Icon

Flash news: Trick or treat? Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento sui nuovi costi della mediazione

Dopo lunga attesa, due giorni fa è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (serie Generale n. 255 del 31 ottobre 2023) il nuovo Regolamento sulle spese della procedura di mediazione, che entrerà in vigore il 15 novembre 2023.

Tra le principali novità, il fatto che per il (solo) primo incontro di mediazione le parti siano tenute a versare all’ODM un importo a titolo di indennità, che comprende sia le spese di avvio sia il compenso del mediatore [1], come previsti ai commi 4 e 5 dell’art. 28 (rubricato: “Indennità e spese per il primo incontro”) del D.M. attuativo della Riforma Cartabia.

Nel dettaglio, questi gli importi previsti al comma 4 dell’art. 28 del Regolamento:

4. Sono dovuti e versati a titolo di spese di avvio i seguenti importi:

€ 40,00 per le liti di valore sino a € 1.000,00;

€ 75,00 per le liti di valore da € 1.000,01 sino a € 50.000,00;

€ 110,00 per le liti di valore superiore a € 50.000,00 e indeterminato” (cfr. art. 28, comma 4);

 E questi, invece, quelli previsti al successivo comma 5:

5. Sono dovuti a titolo di spese di mediazione i seguenti importi:

€ 60,00 per le liti di valore non superiore a € 1.000 e per le cause di valore indeterminabile basso;

€ 120,00 per le liti di valore da € 1.000,01 sino a € 50.000,00, e per le cause di valore indeterminabile medio;

€  170,00 per le liti di valore superiore a € 50.000,00, e per le cause di valore indeterminabile alto” (cfr. art. 28, comma 5).

Pacifico, dunque, che i costi che le parti  – ciascuna per proprio conto  – dovranno sostenere per il (solo) primo incontro conclusosi senza ulteriori incontri successivi, andranno a coprire due diverse voci di costo, come previsto all’art. 6 del D.M. (“Quando il primo incontro si conclude senza la conciliazione e il procedimento non prosegue con incontri successivi sono dovuti esclusivamente gli importi di cui ai commi 4 e 5”), perciò maggiori rispetto al passato.

In questa direzione, a titolo esemplificativo, si consideri che nel caso di mediazione relativa ad una controversia di valore  – supponiamo  – di Euro 60.000,00, in base al nuovo D.M. le parti saranno tenute al pagamento, per il solo primo incontro giunto a conclusione senza accordo e senza che vi siano incontri successivi, di un importo pari ad Euro 280,00 (ossia: Euro 110,00 per spese di avvio + Euro 170,00 per spese di mediazione = tot. Euro 280,00   S.E. & O.).

Il che, è vero se non si tiene conto del comma 8 dell’art. 28, secondo cui: “Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo o quando è demandata dal giudice, l’indennità di mediazione, determinata ai sensi dei commi 4 e 5, è ridotta di un quinto, e sono ridotte di un quinto le ulteriori spese di mediazione determinate ai sensi del comma 7”.

Per dirla altrimenti, se la mediazione è “condizione di procedibilità della domanda” o “demandata dal giudice”, l’importo di Euro 280,00  – cui facevamo cenno prima nel caso di mediazione relativa ad una controversia del valore di Euro 60.000,00  – deve essere diminuito di 1/5, con la conseguenza che la somma richiesta dall’ODM per il solo primo incontro conclusosi negativamente, ossia senza ulteriori incontri successivi, non sarà più di Euro 280,00 ma di Euro 224,00 (S.E. & O.).

Diversamente, ossia per l’eventualità in cui il primo incontro si concluda con esito favorevole (accordo), senza necessità di fissare ulteriori e successivi incontri, sarà invece necessario tenere in considerazione anche quant’altro stabilito da precedente comma 7 dell’art. 28, secondo cui: “Quando il primo incontro si conclude con la conciliazione sono altresì dovute le ulteriori spese di mediazione calcolate in conformità all’articolo 30, comma 1”.

Il che, come è possibile evincere dalla sua lettura, è disposizione legislativa che richiede di essere coordinata con l’art. 30, comma 1, in base al quale: “In caso di conciliazione al primo incontro, le  ulteriori  spese di mediazione  dovute  ai  sensi  dell’articolo  28,  comma  7,  sono calcolate, per gli organismi pubblici in conformità alla tabella  di cui all’allegato A [v. all.to], e per gli organismi privati in  conformità  alla tabella approvata dal responsabile del registro, detratti gli importi previsti dall’articolo 28, comma 5, con una maggiorazione  del  dieci per cento”.

Il tutto in un contesto in cui, prosegue il testo del Regolamento, l’art. 30 si arricchisce di ulteriori tre commi, quali:

– il comma 2, secondo cui “In caso di conciliazione in incontri successivi al primo, sono dovute agli organismi pubblici o agli organismi privati le ulteriori spese di mediazione calcolate, rispettivamente, secondo la tabella di cui all’allegato A, o secondo la tabella approvata dal responsabile del registro, detratti gli importi previsti dall’articolo 28, comma 5, con una maggiorazione del venticinque per cento”;

– il comma 3, secondo cui “Quando il procedimento prosegue con incontri successivi al primo e si conclude senza conciliazione sono dovute agli organismi pubblici o agli organismi privati le ulteriori spese di mediazione calcolate, rispettivamente, secondo la tabella di cui all’allegato A, o secondo la tabella redatta in conformità all’articolo 32 e approvata dal responsabile del registro, detratti gli importi previsti dall’articolo 28, comma 5”;

– il comma 4, secondo cui “Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo o quando è demandata dal giudice, le spese di mediazione, determinate in conformità al presente articolo, sono ridotte di un quinto”.

Questo, dunque, il perimetro dei nuovi costi della mediazione ai quali dovremo far fronte dopo l’entrata in vigore del D.M., ossia dal 15 novembre 2023 in poi, e ai quali si aggiungeranno, come meglio precisato dal comma 3 dell’art. 28 del D.M., “le  spese  vive,  diverse  dalle spese di  avvio,  costituite  dagli  esborsi  documentati  effettuati dall’organismo per la convocazione delle parti, per la sottoscrizione digitale dei verbali e degli accordi quando  la  parte è priva  di propria firma digitale e per il rilascio delle copie dei documenti previsti dall’articolo 16, comma 4[2]”.

E ciò senza trascurare che, oltre alle spese vive, alcuni ODM potrebbero chiedere anche altri costi, ulteriori ed eventuali, quali quelli relativi al rilascio dei verbali della procedura, compreso quello di conciliazione o attestante il mancato raggiungimento dell’accordo, oppure del documento contenente l’eventuale proposta  formulata  dal  mediatore  ai  sensi dell’articolo 11, commi 1 e 2, del D.M., o quello contenente l’eventuale rifiuto di tale proposta (cfr. art. 16, comma 3, D.M. 24 ottobre 2023, n. 150, di attuazione della riforma Cartabia in tema di mediazione).

Da ultimo, per non lasciare nulla al caso, non rimane che trattare delle norme di chiusura, rilevando che la disciplina transitoria è rimessa all’art. 46 (rubricato: “Disposizioni transitorie in tema di spese di mediazione”), il quale chiarisce:

–    che “1. Alle procedure di mediazione iniziate con domanda presentata in data anteriore all’entrata in vigore del presente decreto continua ad applicarsi l’articolo 16 del decreto del Ministro della giustizia n. 180 del 2010 e la tabella A, ivi richiamata”;

–    che “2. Alle procedure di mediazione iniziate con domanda presentata  in data successiva all’entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  gli organismi  privati  che  hanno  presentato  istanza  di  mantenimento dell’iscrizione  ai   sensi   dell’articolo   42,   comma   1,   fino all’approvazione  dell’istanza  di  adeguamento   ai   requisiti   di iscrizione,  applicano  le  spese  di  mediazione  previste  per  gli organismi pubblici dall’articolo 31, commi 1, 2 e 4, e la  tabella  A allegata al presente decreto”;

–    che “3. Gli organismi ADR applicano alle procedure di cui all’articolo 9, comma 1, lettera c)[3], iniziate con domanda presentata in data successiva all’entrata in vigore del presente decreto, le indennità previste dall’articolo 33[4]”.

Il quadro è dunque questo, ed è purtroppo inevitabile constatare, da un punto di vista squisitamente economico, un aumento dei costi della mediazione.

E certo, ma su questo potremmo sbagliarci, la sola possibilità che venga riconosciuto alle parti della mediazione un “credito di imposta” in forza del nuovo art. 20 del D. Lgs. 28/2010, così come modificato dal Decreto attuativo n. 149/2022, su cui è intervenuta la legge di bilancio 2023 (L. n. 197/2022), non è sufficiente per farci ricredere del contrario.

Questo, infatti, è quanto prevede tale disposizione: “Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà”.

Quindi… magra consolazione, in un contesto in cui verrebbe quasi da dire che dietro la pubblicazione in GU del Regolamento sui costi della mediazione ci sia una certa ironia legislativa, che ha bussato alle nostre porte proprio il giorno di Halloween.

Peccato non aver sentito “trick or treat?”.


[1]   “L’indennità comprende le spese di avvio del procedimento di mediazione e le spese di mediazione comprendenti il compenso del mediatore previste dai commi 4 e 5” (cfr. art. 28, comma II, D.M. 24 ottobre 2023, n. 150, di attuazione della riforma Cartabia in tema di mediazione)

[2]    “L’organismo conserva gli atti e i dati inseriti nei registri informatizzati relativi ai procedimenti trattati, in conformità all’articolo 2961, primo comma, del Codice civile, per un periodo non inferiore a tre anni” (cfr. art. 16, comma 4, D.M. 24 ottobre 2023, n. 150, di attuazione della riforma Cartabia in tema di mediazione)

[3]    Ai fini dell’iscrizione nella sezione speciale per gli organismi ADR il  richiedente  attesta,  oltre  ai  requisiti  di onorabilità previsti dall’articolo 4: […] c) l’impegno  a  svolgere  procedure  di   mediazione   per   la risoluzione, anche in via telematica, in conformità a quanto prevede l’articolo 141-bis, comma 1, lettere a), c), d) ed e) del Codice  del consumo,  delle  controversie,  nazionali  e  transfrontaliere,   tra consumatori  e  professionisti  residenti  e  stabiliti   nell’Unione europea,  nell’ambito  delle  quali  l’organismo  ADR   propone   una soluzione o riunisce le parti al  fine  di  agevolare  una  soluzione amichevole” (cfr. art. 9, comma 1, lett. c), D.M. 24 ottobre 2023, n. 150, di attuazione della riforma Cartabia in tema di mediazione)

[4]    Gli organismi di mediazione iscritti nella sezione speciale degli organismi ADR applicano le indennità dovute per il servizio prestato secondo gli indirizzi definiti ai sensi dell’articolo 141-octies, comma 3, del Codice del consumo” (cfr. art. 33, D.M. 24 ottobre 2023, n. 150, di attuazione della riforma Cartabia in tema di mediazione)

Autore Francesco Concio

Partner

Milano

f.concio@lascalaw.com

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