28.11.2022 Icon

4° Pillola: Le nuove modalità di svolgimento delle udienze

Perseguendo l’obiettivo di accelerazione delle cause e di rafforzamento dello strumento telematico, – obiettivo che caratterizza tutta la riforma del processo civile – il legislatore ha previsto all’art. 127 c.p.c. la facoltà per il giudice di decidere la modalità con cui tenere udienza.

Infatti, oltre al consueto svolgimento in presenza, il magistrato può alternativamente optare per il collegamento audiovisivo a distanza ovvero per il deposito di note scritte.

Tale possibilità non è altro che la conferma del regime che è stato adottato durante il periodo emergenziale da Covid-19 e che, nonostante le perplessità iniziali, si è invero rivelato funzionale. 

Le nuove modalità sollevano però perplessità, legate al relativo superamento del principio dell’oralità del processo civile, che da molti è sempre stato ed è tuttora considerato come caratteristica fondamentale del giusto processo, tanto da ritenere che il suo venire meno determini la lesione del diritto di difesa. 

Occorre, però, considerare – come illustrato infra – che invero la trattazione in presenza non è venuta meno e può tuttora essere richiesta dalle parti ove ritenuta indispensabile, seppure sempre rimessa ad una scelta discrezionale dell’autorità adita.

Collegamenti audiovisivi 

Ai sensi del nuovo art. 127 bis c.p.c. l’udienza può essere svolta in forma telematica solo qualora non debbano intervenire soggetti diversi dalle parti, dai loro difensori, dal pubblico ministero e dagli ausiliari del giudice. Nelle altre ipotesi, ad esempio quando devono essere ascoltati testimoni, l’udienza deve necessariamente tenersi in presenza.

Il provvedimento con cui viene stabilito l’uso del collegamento audiovisivo a distanza deve essere comunicato alle parti almeno 15 giorni prima dell’udienza, in modo tale da consentire alle stesse, ove non siano d’accordo, di chiedere, entro i successivi 5 giorni dalla comunicazione, lo svolgimento in presenza. Su tale istanza, nell’ulteriore termine di 5 giorni, il giudice decide con provvedimento non impugnabile.

Il medesimo ha anche la facoltà di disporre che l’udienza si tenga con una modalità mista, ossia in presenza per chi ne ha fatto richiesta e in collegamento telematico per l’altra parte; resta fermo il diritto per quest’ultima, comunque, di partecipare in presenza.

In caso di urgenza tutti i termini predetti possono essere abbreviati, indicandone le ragioni nel relativo provvedimento.

L’art. 127 bis c.p.c. deve essere letto in correlazione con il nuovo art. 196 duodecies disp. att. c.p.c., che detta le modalità di svolgimento dell’udienza telematica. In particolare questa deve essere tenuta in modo da garantire il contraddittorio e la concreta partecipazione delle parti, nonché – ove non si tratti di pubblica udienza – la riservatezza.

A tal fine il Direttore Generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della Giustizia è chiamato a emanare gli opportuni decreti, diretti a regolare i collegamenti audisiovisivi a distanza. In attesa dei nuovi provvedimenti, la materia continuerà ad essere disciplinata dal decreto del 20 marzo 2020, adottato sempre dal predetto Direttore Generale.

La disposizione attuativa chiarisce, infine, che il luogo da cui il giudice si collega viene ritenuto a tutti gli effetti aula d’udienza e questa si considera svolta nell’ufficio giudiziario avanti il quale pende la causa.

Note scritte 

L’udienza può svolgersi anche mediante il deposito di note scritte, ex art. 127 ter c.p.c., in particolare laddove ne facciano richiesta tutte le parti costituite.

Le note devono contenere esclusivamente le istanze e le conclusioni e sono ammissibili sempre che non debbano partecipare anche soggetti diversi dalle parti, dai loro difensori, dal pubblico ministero e dagli ausiliari del giudice.

Il giudice assegna un termine perentorio non inferiore a 15 giorni per il deposito delle note e ogni parte costituita, nei 5 giorni successivi alla comunicazione, può opporsi: il giudice provvede nei 5 giorni successivi con decreto non impugnabile. In caso di istanza congiunta, però, deve necessariamente accoglierla.

Tutti i termini possono essere abbreviati in caso di urgenza e, una volta depositate le note, il giudice deve provvedere sulle stesse entro i 30 giorni successivi alla scadenza del termine.

La norma disciplina, quindi, l’ipotesi di inattività delle parti costituite, analogamente a quanto accade per le udienze in presenza.

Pertanto, se nessuna delle parti deposita le note nel termine assegnato, il giudice deve fissare un nuovo termine perentorio ovvero una nuova udienza: se nessuno, analogamente, deposita le note entro il nuovo termine o compare all’udienza, la causa viene cancellata dal ruolo e il giudizio dichiarato estinto.

Importante è, infine, la precisazione contenuta nella norma, per cui il giorno di scadenza del termine assegnato per il deposito delle note è considerato “data di udienza a tutti gli effetti”. Tale disposizione vale, dunque, per tutti i termini che debbano calcolarsi con decorrenza dall’udienza.

Tutte le disposizioni che precedono hanno effetto con decorrenza dal 1° gennaio 2023 e, a partire da tale data, si applicano ai procedimenti pendenti avanti i Tribunali, le Corti d’Appello, la Corte di Cassazione, i Giudici di pace e il Tribunale Superiore delle acque pubbliche.

Autore Simona Daminelli

Partner

Milano

s.daminelli@lascalaw.com

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