14.05.2024 Icon

Rimessione in termini? Si, ma a due condizioni

Con ordinanza n. 11706 del 2 maggio 2024, la Prima Sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di iscrizione a ruolo del ricorso per Cassazione e rimessione in termini ex art. 153, comma 2, c.p.c.

La vicenda trae origine dalla proposizione di un ricorso in Cassazione e successiva iscrizione a ruolo. In particolare, parte ricorrente provvedeva – ai fini dell’iscrizione a ruolo – ad effettuare un primo tentativo di deposito telematico in data 20.04.2021, ricevendo in riscontro 2 PEC con esito positivo e una terza recante il messaggio “errore imprevisto nel deposito, sono necessarie verifiche da parte dell’apposito ufficio ricevente”.

Il giorno seguente il ricorrente veniva notiziato che all’esito delle verifiche era emerso un “errore durante la verifica della firma”. Lo stesso provvedeva, pertanto, il giorno successivo, alla rinnovazione del deposito, ottenendo il medesimo esito, in quanto la nuova iscrizione era viziata da un “errore inatteso durante la verifica della firma”.

Parte ricorrente, atteso che alla data del 13.05.2021 la causa non risultava ancora iscritta a ruolo, provvedeva ad inoltrare istanza di rimessione in termini e, nelle more, esattamente nel mese di giugno, alla iscrizione a ruolo del ricorso, in formato cartaceo.

La Suprema Corte ha ritenuto opportuno rilevare che, il definitivo consolidarsi del deposito si abbia soltanto con la ricezione della c.d. “quarta Pec”, in quanto la c.d. “seconda Pec” abbia come unica funzione quella di attestare l’ingresso della comunicazione nella sfera di conoscibilità del sistema informatico.

Inoltre, la Corte di Cassazione, nell’analizzare i requisiti richiesti per beneficiare della remissione in termini di cui all’art. 153, comma 2, c.p.c., ha precisato come si renda indispensabile la ricorrenza di due diverse condizioni: la prima attiene alla presenza di un fatto ostativo che risulti oggettivamente estraneo alla volontà della parte e che dalla stessa non risulti governabile e, pertanto, che presenti il carattere dell’assolutezza e non già un’impossibilità relativa.

In secondo luogo, prosegue la Corte, si rende necessaria la cd. “immediatezza della reazione“, da intendersi come tempestività del comportamento della parte di fronte al verificarsi del “fatto ostativo” in sé rilevante e, conseguentemente, nella prontezza posta in essere per superarlo o comunque per porre rimedio a tale situazione.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha rilevato, con riferimento alla prima condizione, che l’errore derivante dal deposito del ricorso non fosse imputabile ad un errore di sistema, essendosi lo stesso reiterato due volte, bensì causato da una firma digitale non gestibile dal sistema ed imputabile esclusivamente al ricorrente.

Con riferimento al secondo requisito, invece, la Suprema Corte ha precisato come la reazione di parte ricorrente, sebbene avesse avuto contezza già nel mese di aprile della mancata iscrizione a ruolo, non abbia il carattere della tempestività, avendo atteso quasi un mese per formulare l’istanza di rimessione in termini e provveduto al deposito del ricorso cartaceo soltanto nel mese di giugno, mancando, pertanto, la prontezza nel porre rimedio alla causa ostativa.

Per tali motivi la Suprema Corte ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso.

Autore Emanuele Mancuso

Trainee

Milano

e.mancuso@lascalaw.com

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