16.11.2022 Icon

1° Pillola: Il processo civile riformato: una introduzione di sintesi

Si apre, con la presente introduzione, una serie di articoli su IusLetter dedicati alla riforma del processo civile.

Il numero dei temi da affrontare, unitamente alla ormai prossima entrata in vigore della nuova disciplina (la maggioranza delle novità della riforma entrerà in vigenza il 30 giugno 2023) suggerisce un appuntamento almeno settimanale dove esaminare, in primissima lettura, gli ormai prossimi cambiamenti.

In questa introduzione, tuttavia, non se ne puo’ dare conto se non in minima parte. Si scrive dunque con il solo scopo di richiamare l’attenzione del lettore su di una riforma cosi’ organica da toccare, con maggiore o minore intensità, tutti e quattro i libri del codice di rito.

Riassumendo, in data 17 ottobre 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149, attuativo della Legge 26 novembre 2021 n. 206 in materia di delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, dei procedimenti in materia di diritti delle persone, delle famiglie e dell’esecuzione forzata. Come descritto nella Relazione Illustrativa pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre, si tratta di una riforma finalizzata ad ottenere una maggiore speditezza del processo mediante una sua semplificazione ed una sua ulteriore razionalizzazione. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto in precedenza, in questo caso non si tratta di un riordino a “prezzo zero”. Accanto alla revisione della disciplina del processo civile propriamente intesa, infatti, si trova oggi regolato anche il cd. “Ufficio del Processo”, specificamente disciplinato dal D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 151, con cui si è immaginato lo sviluppo (presso i Tribunali ordinari e le Corti di Appello, le Procure e gli uffici di Cassazione), di una o più strutture organizzative utili a garantire la ragionevole durata del processo attraverso, tra l’altro, l’innovazione dei modelli organizzativi ed un più efficiente impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Tali uffici avranno, da un lato, la funzione di assistere il magistrato nello studio  del  fascicolo, nella compilazione di schede riassuntive, nella preparazione delle udienze e nell’effettuazione delle sempre necessarie ricerche di giurisprudenza o dottrina; ma, dall’altro, dovranno anche servire al monitoraggio delle attività dell’ufficio, a predisporre delle banche dati di giurisprudenza locale, infine a servire da perno per il coordinamento tra l’attività del magistrato e quella delle cancellerie. Il tutto, evidentemente, per garantire una gestione piu’ accurata – e verrebbe da dire: “manageriale” – degli uffici giudiziari di cui si tratta. 

Per quanto attiene alla riforma del processo civile propriamente detta, le innovazioni sono comunque moltissime. Al netto di una completa rielaborazione delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie (che saranno in parte incentivate con sgravi fiscali – si veda quanto previsto in materia di mediazione – e che nel caso della negoziazione assistita prevederanno tra l’altro una speciale istruttoria stragiudiziale) e del processo in materia di persone, minorenni e famiglia (assoggettato per la prima volta ad un modello generale ed organico) lo schema di decreto legislativo interviene incisivamente, innanzitutto, sul processo ordinario di cognizione.

Molte norme sono funzionali ad evitare un inutile dispendio di energie tanto delle parti che degli organi giudicanti. In questa ottica, ad esempio, il termine per la definizione del thema decidendum e del thema probandum (sino ad oggi lasciato alle note ex art.183 c.p.c.) è stato anticipato a quaranta giorni prima dell’udienza con diritto di replica alle domande nuove o alle eccezioni nuove o modificate a venti giorni prima dell’udienza di trattazione e repliche nei dieci giorni antecedenti. Alla prima udienza, dove torna l’obbligo di comparizione delle parti (idea già sviluppata nella riforma del 90 ma cosi’ avversata dalla classe forense da essere successivamente espunta) il giudice tenterà la conciliazione, provvederà sulle istanze istruttorie e calendarizzerà le udienze successive sino alla rimessione della causa in decisione. Le udienze, recuperando una disciplina sviluppatasi in periodo pandemico (ma già oggetto di letture discordanti) potranno svolgersi di norma in video conferenza, con possibilità (salvo casi particolari quali appunto la prima udienza o l’escussione dei testi) di essere addirittura sostituite con note scritte. Quando fisserà dinnanzi a sé l’udienza per la rimessione al collegio il giudice, per evitare l’esperimento di una udienza destinata alle sole precisazioni delle conclusioni, assegnerà alle parti un termine non superiore a sessanta giorni prima dell’udienza per la precisazione delle conclusioni, un termine non superiore a trenta per il deposito delle conclusionali, ed uno non superiore a quindici per le note di replica.

Novità (quasi) assoluta, entra nel codice di rito anche il nuovo istituto del procedimento semplificato di cognizione. Evidentemente chiamato a sostituire il rito sommario di cognizione introdotto con l’art. 702 bis c.p.c. e poi modificato mediante la nascita dell’art. 183 bis c.p.c., ma tendenzialmente poco gradito alla classe forense sia per gli incerti derivanti dalla sua deformalizzazione (quel procedersi “omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio” di aperta derivazione cautelare) sia, ancora maggiormente, per il concludersi, invece che con una sentenza, con una ordinanza sommariamente motivata, il nuovo procedimento semplificato di cognizione si applicherà, ancora una volta, a cause fondate su causae petendi di facile accertamento, ma potrà (almeno ad un primo esame) essere applicato anche a quelle fattispecie in cui le questioni giuridiche da risolvere risultino relativamente complesse nonché, in ogni caso, quando il giudice giudica in composizione monocratica. Il rito sarà pero’ meno soggetto alle variabili imposte dalla deformalizzazione del vecchio procedimento sommario di cognizione; prevederà un meccanismo di spedizione in decisione allineato a quanto previsto per i procedimenti ordinari; e soprattutto terminerà con una sentenza, cosi’ eliminando quei problemi impugnatori che il graduale comprimersi del principio devolutivo in grado di appello avevano ingenerato nel processo sommario di cognizione. 

Muta, in parte, anche il giudizio di appello. Balza all’occhio una modifica dei motivi, introdotta per evitare che potenziali rischi di inammissibilità finiscano per gravare inutilmente gli atti di impugnazione in contrasto con quel principio di chiarezza e sinteticità piu’ volte rammentato dalla riforma, nonché la rivalutazione della figura del consigliere istruttore, cui verranno attribuiti ampi poteri di direzione del procedimento. Si assiste anche ad una revisione dell’attuale disciplina del “filtro”, prevedendo che l’impugnazione che non ha una ragionevole probabilità di essere accolta sia dichiarata manifestamente infondata e che tale decisione sia assunta a seguito di trattazione orale con sentenza succintamente motivata, anche mediante rinvio a precedenti conformi.

Infine, in Cassazione, tra le altre modifiche (tra cui spicca l’introduzione del modello telematico), viene prevista l’ipotesi del rinvio pregiudiziale da parte dei giudici del merito in quelle ipotesi in cui siano sorte questioni di diritto di particolare complessità interpretativa e suscettibili di porsi in numerosi altri giudizi, sempre che la soluzione della questione sia necessaria per la definizione del giudizio pregiudicato. Inoltre, per quanto attiene alla disciplina della trattazione, si prevede che la Corte proceda in udienza pubblica quando la questione di diritto è di particolare rilevanza ed in cui, come tale, la Corte puo’ più chiaramente esercitare la sua funzione di unificazione dell’interpretazione delle norme. La decisione da pronunciarsi a valle di udienza pubblica (per inteso parzialmente mutata nel rito: ad esempio la relazione con cui si apre la discussione sarà, in futuro, conformata al principio di sinteticità) rimarrà, dunque, assolutamente residuale.

Nel rito lavoro, si è inserito nel corpo del codice di procedura civile un nuovo capo I-bis, rubricato “Delle controversie in materia di licenziamenti”, con tre nuove disposizioni rappresentate dagli articoli 441-bister quater. L’art. 441 rubricato “Controversie in materia di licenziamento” disciplina la trattazione delle cause di licenziamento in cui sia proposta domanda di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro assegnando carattere prioritario alle controversie aventi ad oggetto l’impugnazione del licenziamento; l’art. 441-ter c.p.c., rubricato “Licenziamento del socio della cooperativa”, disciplina le controversie aventi ad oggetto la impugnazione dei licenziamenti dei soci delle cooperative assegnando al giudice del lavoro la competenza a decidere anche sulle questioni relative al rapporto associativo; infine l’articolo 441-quater c.p.c., rubricato “Licenziamento discriminatorio”, dispone che le azioni a tale oggetto, ove non proposte con ricorso ex art. 414 c.p.c., possano essere introdotte, ricorrendone i presupposti, con i rispettivi riti speciali previsti dagli articoli 38 del D.lgs. n. 198/2006 e 28 del D.lgs. n. 150/2011.  La possibilità di azionare riti diversi potrebbe, tuttavia, portare ad una loro (illecita) duplicazione. Per questo motivo si è previsto che la proposizione della domanda relativa alla nullità del licenziamento discriminatorio ed alle sue conseguenze, nell’una o nell’altra forma, precluda la possibilità di agire successivamente in giudizio con un rito diverso ma eguale petitum.

Anche in materia esecutiva le novità sono molte. Scompare (con soddisfazione di avvocati e cancellieri) l’obbligo della spedizione in forma esecutiva dei titoli esecutivi, si prevede la forma telematica del fascicolo dell’esecuzione, muta la ricerca telematica dei beni da pignorare prevedendosi tra l’altro la sospensione del termine di efficacia del precetto durante l’espletamento delle attività disposte dall’art. 492 bis c.p.c. e diversificandosi a secondo che l’istanza per le ricerche telematiche venga inoltrata prima o dopo la notifica del precetto e decorso del termine dilatorio dell’art. 482 c.p.c. In particolare, mentre nella seconda ipotesi non vi sarà piu’ la necessità di autorizzazione da parte del presidente del tribunale, nella prima permarrà la previsione relativa alla necessità della sua autorizzazione, assunto che in tali casi occorre valutare anche il presupposto dell’urgenza. Ma, sempre in materia di esecuzioni forzate, cambia molto soprattutto l’espropriazione immobiliare (i cui riflessi sul sistema bancario sono, ben inteso, noti al legislatore) ampliandosi le funzioni dei delegati alle vendite (figura sulla cui effettiva natura non si è forse dibattutto sufficientemente) e recependo le prassi dei migliori tribunali sulla nomina anticipata del custode giudiziario (che per inteso dovrà garantire che il debitore conservi diligentemente il bene pignorato) al momento della nomina dell’esperto stimatore. 

Un ulteriore gruppo di mutamenti normativi, sempre in ambito esecutivo, riguarda poi l’ordine di liberazione, cambiato tanto nei presupposti e sui tempi dell’emissione del provvedimento che nelle sue modalità di attuazione. Per quanto attiene al primo tema, in particolare, si conferma l’impianto delle modifiche già intervenute nel 2019 e nel 2020,prevedendosi che laddove oggetto di trasferimento sia un immobile non abitato dall’esecutato ovvero occupato da un soggetto senza titolo, il giudice ordini la liberazione non oltre la pronuncia di autorizzazione alla vendita. Per quanto attiene invece al tema dell’attuazione dell’obbligo di liberazione, si è previsto che il custode debba attuare il provvedimento di liberazione dell’immobile pignorato secondo le disposizioni del giudice dell’esecuzione immobiliare spcificandosi però (cosi’ risolvendo un ben noto contrasto in materia) che nel caso di immobile abitato dal debitore l’ordine di liberazione costituisce provvedimento autonomo e separato, da emettersi contestualmente alla pronuncia del decreto di trasferimento. Sempre in materia di esecuzioni immobiliari, inoltre, viene per la prima volta introdotto nel nostro sistema processuale l’istituto della vendita diretta, strumento che nell’ottica del legislatore dovrebbe soddisfare insieme creditore, debitore, e acquirente. Viene, anche, regolato il reclamo avverso gli atti del professionista delegato da proporre con ricorso al giudice dell’esecuzione nel termine perentorio di venti giorni dal compimento dell’atto o dalla sua conoscenza (sul reclamo in oggetto il giudice dell’esecuzione provvederà con ordinanza, avverso la quale è ammessa l’opposizione ai sensi dell’articolo 617 c.p.c.). 

Anocra, mutano consistentemente i procedimenti arbitrali, in cui agli arbitri e per la prima volta, con la convenzione di arbitrato, le parti possono tra l’altro attribuire il potere di concedere misure cautelari (impugnabili con reclamo ex art. 669 terdecies c.pcdavanti alla Corte di Appello, nel cui distretto è la sede dell’arbitrato). Nel libro IV, Titolo VIII, del codice di procedura civile, dopo il Capo VI, si è infine inserito anche un capo IV bis, intitolato all’arbitrato societario e destinato, qualora previsto dagli atti costitutivi della società (con esclusione di quelle che fanno ricorso al capitale di rischio di cui all’artl 2325 bis c.c.) alla risoluzione di tutte le controversie insorgenti tra i soci ovvero tra i soci e la società che abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale. 

Le novità ora rammentate, d’altronde, non sono che alcune tra le molte incluse nella legge di riforma. Si rinvia dunque ai prossimi interventi su Ius Letter un commento a prima lettura delle singole novità.

Autore Niccolò Pisaneschi

Partner

Milano

n.pisaneschi@lascalaw.com

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